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ARTICOLI >> STORIA DEI CALENDARI - ROMANO
PRIMITIVO

L'originale calendario romano, introdotto verso il secolo VII A.C.,
aveva 10 mesi con 304 giorni in un anno che cominciava in Marzo. Avendo
l'anno in questo calendario una durata tanto differente di quella
dell'anno tropico, 365,24219 giorni, le stazioni non si ripetevano nelle
stesse date di un anno per un altro. Le stazioni si ripetevano con
periodicità di un lustro, cinque anni stagionali o tropici concordavano
molto approssimativamente con sei anni di 304 giorni, poiché l'intervallo
di tempo trascorso era di 1824 giorni, quello che dividendo tra la durata
dell'anno tropico posto vacante 4,9939, approssimativamente 5.
Due mesi più, Gennaio e Febbraio, furono aggiunti posteriormente anche
A.C. nel secolo VII, durante il regno del re Numa Pompilio, 715 -673 A.C.
che fu il secondo re di Roma, poiché regnò dopo Rómulo.
Il calendario che i romani utilizzavano nei primi tempi era un
calendario lunisolar simile all'impiegato per i greci. A partire dalla
modificazione effettuata durante il regno di Numa Pompilio, l'anno romano
era composto di 12 mesi lunari, alcuni dei cui nomi si impiegano ancora:
Martius, Aprilis, Maius, Iunius, Quintilis, Sextilis, September, October,
November, December, Ianuarius e Februarius.
Nonostante, gli antichi romani non avevano un sistema esatto per
l'inserzione di mesi intercalares. I pontefici o sacerdoti proclamavano il
primo giorno di ogni mese le Calende, (voce della quale deriva calendario,
ed intercalavano un mese quando il calendario l'esigeva per aversi
ritardato. In molte occasioni si faceva questa correzione senza nessuna
attenzione ed a volte succedeva che i funzionari romani adattavano il
calendario al capriccio dei governanti che aggiungevano e sottraevano non
solo giorni, ma anche mesi per allungare o abbreviare i periodi delle
magistrature. Come conseguenza di queste irregolarità, il calendario
arrivò ad allontanarsi a tale punto che il principio dell'inverno
segnalava quello della primavera.
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