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ARTICOLI >> FILOSOFIA BUDDISTA
Amitabha
Amithaba, giapp. Amida, è il Buddha della Luce infinita,
signore del "paradiso occidentale". È al centro della
venerazione nella tradizione amidista o della Terra pura (giapp.
Jodo-shu e Jodo-shin-shu).
Amitâbha Buddha (scr.), Amida Butsu (giap.). Letteralmente "Luce
illuminata", "il Buddha dall'Incommensurabile Splendore", è uno
dei più importanti e popolari Buddha del Mahâyâna,
sconosciuto nell'antico Buddhismo. E' il signore del "paradiso
occidentale" Sukhâvatî (scr.. - Gokuraku Jôdo giap.),
da intendere non come località ma come stato di coscienza (Terra Pura).
Generalmente, però, ad ogni Buddha viene associata una Terra di
predicazione che in questo caso è situata ad Ovest, simbolo del sole che
tramonta. Amitâbha è oggetto di venerazione e di culto (Amidismo)
nella scuola della Terra Pura del Buddhismo cinese e giapponese (Jôdo-shû,
che fa di Amida la sua principale divinità e Jôdo-shinshû, che fa di
Amida l'unica divinità). E' simbolo di misericordia e saggezza. Talvolta
Amitâbha viene iconograficamente adornato con una corona di gemme;
talvolta è rappresentato con la testa rasata, come il monaco
Dharmakara, quale egli era in una precedente esistenza.
Generalmente siede al sommo del loto, simbolo di purezza. Le sue mani
formano il Mudrâ della meditazione o dell'esposizione
della dottrina.
Egli compare spesso con Avalokiteshvara alla sua
sinistra e Mhâsthâmaprâpta alla sua destra; mentre
Amitâbha è seduto, i due Bodhisattva sono in piedi. Un'altra
rappresentazione lo raffigura con Bhaishajya-guru-Buddha.
Secondo la tradizione, Amitâbha era un re che, convertito al Buddhismo,
rinunciò al trono e divenne monaco con il nome di Dharmakara. Egli
decise di diventare un Buddha e di dimorare in un paradiso in cui i suoi
meriti fossero riconosciuti, per offrire una vita di beatitudine a tutti
coloro che vi avessero preso dimora sino al loro definitivo passaggio al
nirvâna. Pronunciò 48 voti che lo vincolarono ad aiutare tutte
le esistenze nel cammino verso la Liberazione.
L'adorazione di Amitâbha rappresenta una svolta sostanziale
nell'evoluzione del Buddhismo. Con essa si apre una nuova strada di
salvezza, che non passa attraverso un'infinita serie di rinascite. La
Liberazione non avviene più principalmente grazie alle forze personali,
come nell'originaria dottrina; ma grazie all'aiuto, alla volontà di
salvezza di un Buddha, il cammino diventa più semplice e veloce (tariki).
Il solo invocare il nome di Amitâbha, soprattutto nell'ora della morte,
basta a rinascere in un fiore di loto del paradiso Sukhâvatî.
La formula d'invocazione ad Amitâbha suona in giapponese: "Namu
Amida Butsu" (Nem-butsu), in cinese: "Namo o-mi-to-fo", che significa:
"Invocazione al Buddha Amitâbha".
E' difficile stabilire che cosa abbia contribuito maggiormente
all'immenso favore di Amitâbha presso i fedeli: se sia stata la sua
personalità o la semplicità delle sue dottrine. E' probabile che il suo
aspetto amorevole parlasse al cuore degli uomini tanto quanto la
semplicità delle dottrine fondate sulla fede comune a tutti, dagli
illetterati ai guerrieri agli aristocratici e a tutti coloro che erano
poco avvezzi a pratiche rituali complesse. E' comunque certo che lo
sviluppo dei culti e delle dottrine amidiste in Giappone nel
sec. IX trasformò completamente il rapporto del Buddhismo
giapponese con il popolo, anche nelle classi più umili. Prima di allora
i Giapponesi vedevano le divinità buddhiste (forse ad eccezione del
Buddha della medicina, Yakushi Nyorai) come entità
estranee, aristocratiche, che conveniva riverire e non offendere, ma con
le quali non erano mai venuti in contatto direttamente, forse a causa
dei numerosi testi religiosi inaccessibili al popolo e dei religiosi che
non si prodigavano per coinvolgerli. Ma a partire dal momento in cui
uomini del popolo, monaci e anche principi di sangue incominciarono a
percorrere le campagne raccontando ai contadini leggende che potevano
comprendere, pregando nella loro lingua e spiegando loro i testi sacri,
tutti, dai contadini ai cittadini e ai guerrieri, si sentirono
invincibilmente attratti dalla personalità compassionevole di Amitâbha.
Buddha
Non è un profeta.
Non è figlio di Dio.
La letteratura buddista attribuisce la nascita del movimento al principe
indiano Siddharta, poi conosciuto col nome di
Gotama, che sarebbe vissuto nel VI sec. a.C.
La religione dominante dell'India del periodo, il Brahmanesimo, subì una
crisi: aumentò nettamente l'insoddisfazione per l'ingiusta struttura di
casta e per l'arbitrio dei sacerdoti brahmani, il cui potere (quasi
assoluto nella vita civile) cominciava ad essere minacciato da dinastie
guerriere. Erano quindi le condizioni favorevoli per una nuova dottrina
religiosa.
Siddartha nacque verso il 565 a.C. ed era figlio del
governatore di uno dei regni dell'India del nord, tra il Gange e il
Nepal della stirpe guerriera degli Sakya ("potenti").
Non è figlio di re, come le molte leggende lo presentano, ma di un
raja, cioè di un capo eletto dai maggiorenti, cui era
affidato il potere di governare. Gli viene imposto il nome di Siddharta
(Colui che ha raggiunto lo scopo) o di Gautama
(l'appartenente al ramo - gotra - dei Shakya), ma in seguito verrà
indicato con altri appellativi sui quali emerge quello di Buddha che
significa.: l'Illuminato, il Risvegliato.
Fu allevato in mezzo alle comodità e ad un lusso principesco, si sposò
ed ebbe anche un figlio, ma secondo tradizione gli incontri con le
miserie umane, (incontrò un vecchio, un malato, un cadavere, un
religioso) fecero nascere in lui una grande compassione e il desiderio
di trovare la via per la liberazione. Meditò a lungo sulla miseria della
condizione umana e sul disgusto che questa deve procurare al saggio e
questo lo spinse a cercare di conoscere le cause della miseria presente
nel mondo.
A circa 30 anni abbandonò tutto e tutti per condurre
vita eremitica alla ricerca di una soluzione all'enigma della vita.
Prese prima la via ascetica ma fu insoddisfatto delle risposte degli
altri maestri e dopo digiuni estenuanti, capì che la conoscenza della
salvezza poteva trovarla solo nella meditazione personale.
Abbandonò quindi le mortificazioni eccessive predicando la "Via
di mezzo" e a 35 anni, ai piedi di un albero di fico raggiunse
l'illuminazione.
Bodh gaya, questa piccola città, il luogo
dell'illuminazione del Buddha, è nello stato del Bihar nell'India del
Nord. Al tempo del Buddha la città era chiamata Uruvela.
Il nome Bodh gaya è di orgine recente (circa del 18° secolo). Si pensa
che il re Ashoka abbia costruito il primo tempio a Bodh
gaya nel 2° secolo a.C. Bodh gaya rimane anche oggi il più importante
luogo di pellegrinaggio per i buddisti.
A Bodh gaya, Siddharta comprese le Quattro
Nobili Verità: sul dolore, sull'origine del dolore, sulla estinzione
del dolore, sulla via che porta alla soppressione del dolore.
Il sentimento di compassione per gli uomini lo spinse a dirigersi verso
Benares (Varanasi) seguito da cinque discepoli e percorrere per oltre
quarant'anni il Nord dell'India e predicando il suo messaggio di
speranza e di felicità.
Il messaggio originale del Buddha fu che realizzazione dell'umana
felicità non è un dono della grazia di Dio, ma è una conquista del
proprio intelletto e della propria volontà e quindi è un prodotto dello
sforzo umano. Buddha preferì non pronunciarsi riguardo a Dio ma in
seguito anche gli dei delle varie Religioni con cui il Buddhismo entrò
in contatto entrarono spesso nel pantheon Buddhista, ma anch'essi come
sottoposti alla verità del Buddha.
Secondo la tradizione, Buddha morì all'età di 80 anni,
circondato dai suoi seguaci, tra i quali il discepolo prediletto
Ananda, al quale lasciò le sue ultime disposizioni. Prima di
spirare, rivolgendosi ai discepoli, disse: "Ricordate, o fratelli,
queste mie parole: tutte le cose composte sono destinate a
disintegrarsi! Attuate con diligenza la vostra propria salvezza! ".
Successivamente furono attribuiti alla sua storia eventi soprannaturali
che contribuirono a rendere la sua figura oggetto di culto per
un'innumerevole schiera di fedeli.
Il culto del Buddha andò via via producendo una vera e propria
deificazione che portò la scuola Buddhista Mahasanghika ha indicare
nella figura di Siddharta una manifestazione terrena del Buddha-divinità,
venuto tra gli uomini per indicare loro la via della salvezza. A questa
concezione si aggiunse poi quella del Maitreya (il Buddha futuro),
quella che attribuiva a Siddharta dei predecessori, e quella della
scuola del Buddhismo settentrionale (mahayana) per la quale è esistito
ed esisterà un Buddha per ogniuno dei mondi possibili. A ben vedere,
queste concezioni del Buddha come entità divina è onnipresente, svolgono
un'importante funzione dato che grazie ad esse la "Buddhità",
l'illuminazione e quindi la salvezza dai mali del Mondo, sono un bene a
disposizione di tutti perchè in ogni mondo e in ogni tempo vi è un
Buddha capace di mostrare la giusta via a chi lo ascolta.
Grazie alla tradizione Buddhista Birmana e a quella Singalese,
nel I secolo a.C. vennero raccolti i "Discorsi del Buddha",
prima di allora affidati alla trasmissione orale. Nei "Discorsi", il
Buddha risponde alle domande delle persone che lo avevano incontrato
durante il suo peregrinare. Attraverso esempi, massime, poesie e canzoni
egli indica la via della salvezza: solo rinunciando alle ricchezze
materiali, alle distrazioni mondane e praticando la meditazione e
l'ascetismo, gli uomini potranno liberarsi dalla schiavitù del dolore.
Per far questo, però, gli uomini dovranno attraversare la "via media" in
cui la salvezza potrà essere raggiunta attraverso l'eliminazione di ogni
desiderio.
Cronologia Standard
Nasce nel 563 a.C.
Si sposa a 16 anni.
Lascia la casa a 29 anni per iniziare la ricerca.
Risveglio a 35 anni, notte di luna piena di maggio.
Muore nel 483 a 80 anni.
Sulle date di nascita e morte, i pareri sono discordi.
Date standard accettate da diverse tradizione (in special modo quella
Theravada:
623 a.C. - 543 a.C.
(torna sù)
Chi è un Bodhisattva
Nel Buddismo il bodhisattva è la persona che s’impegna alla
realizzazione del proprio Essere, ma non solo per beneficio personale,
ma per aiutare tutte le persone. Tutti, se siamo animati da vero spirito
di ricerca di verità, devono mettere al servizio degli altri la nostra
ricerca, praticare zazen solo per noi stessi è sterile e non porta a
nulla se non ad accrescere il nostro ego. Tutti gli Esseri sono legati
l’uno all’altro dalla legge d’interdipendenza, ciò che noi facciamo,
sempre, direttamente o indirettamente coinvolge tutti, anche se noi
pensiamo di sedere in meditazione solo per il nostro beneficio
personale, quando questo beneficio inizia ad arrivare, la nostra vita
cambia in meglio e tutte le persone che sono vicino a noi vengono
coinvolte da questo nostro miglioramento. Ancora meglio quindi è
dedicare sin dall’inizio la nostra pratica agli altri, questo ci aprirà
alla visione del mondo come realtà unica e non solo come nostro mondo
personale, sino a quando ricercheremo solo il nostro piacere, saremo nel
mondo dell’egoismo e separati da tutti gli Esseri.
I Quattro voti del Bodhisattwa
-
Gli esseri sono innumerevoli
Voto di aiutare tutti.
-
Le brame sono inesauribili
Voto di estirparle tutte.
-
Gli insegnamenti sono infiniti
Voto di apprenderli.
-
La Via del Buddha è suprema,
Voto di realizzarla.
Gli esseri sono innumerevoli voto di aiutare
tutti
Dedicare la propria pratica agli altri, non significa che dobbiamo
lasciare il nostro lavoro e partire andando per il mondo ad aiutare i
diseredati, gli ammalati e i poveri, se sentite di fare questo molto
bene, ma non ha niente a che fare con il dedicare la propria pratica
agli altri.
Le brame sono inesauribili voto di estirparle tutte.
Dedicare agli altri la propria pratica, significa fare un lavoro
continuo per abbandonare il proprio ego, i propri attaccamenti e
condizionamenti che ci separano dalla verità e quindi dagli altri.
Gli insegnamenti sono infiniti voto di apprenderli
Ogni azione vissuta con consapevolezza mi insegna a vivere meglio,
mi avvicina al mondo, rende sempre più sottile quel muro che mi separa
da tutto.
Tutti, se viviamo con consapevolezza e non per solo per il nostro
tornaconto egoico, siamo dei Bodhisattva, siamo dei Bodhisattva in
potenziale, ma dobbiamo ancora trovare la via per esprimere questa
nostra natura, e lo zen ci offre questa opportunità di percorrere la via
che esprime al meglio la nostra vera Natura.
La Via del Buddha è suprema, voto di realizzarla
Come si dice nello zen, tutti siamo già dei Buddha, dobbiamo solo farne
esperienza per rendercene conto, per Risvegliarci, allora vivremo liberi
in armonia con gli altri, e ogni cosa che faremo sarà di beneficio per
tutti gli Esseri.
Tratto da
Monastero Zen
Il Buddhismo è...
- Darsana è una visione della
realtà, che introduce a un determinato modo di vita, e per il fatto
stesso non è una semplice filosofia astratta.
- Sasana, è un insegnamento che
indica la verità esistenziale e la strada retta da seguire, valida
per tutti gli uomini.
- Yana, è un mezzo, uno strumento,
che permette all'uomo di salvarsi; le modalità e le interpretazione
storiche sono dei "veicoli" più o meno adatti, per cui si parla di
Mahayana o il mezzo ampio e facile di salvezza e di Hinayana, la via
stretta.
- Marga, è via, cammino verso la
liberazione completa, percorso da tutti coloro che hanno raggiunto
la salvezza e indicato agli uomini di buona volontà; è un cammino
spirituale di avanzamento interiore, una terapia etica con metodi
propri e comprovati.
- Vada, è una scuola di dottrine e
metodi, che si tramandano attraverso l'insegnamento di uomini
sperimentati. I Buddhisti del Sud si designano come Theravadin e
chiamano il loro movimento Theravada, o scuola degli anziani.
- Vidaja, è una scienza
spirituale, un metodo sperimentale e verificabile come ogni altra
scienza, il cui oggetto di sperimentazione sono le realtà interiori
dell'uomo.
- Dharma, è Legge che il Buddha ha
scoperto ed insegnato; è la verità ultima, il senso delle cose.
(torna sù)
Dharma
La legge insegnata, predicata dal Buddha, che è legge salvifica. La
realtà stessa delle cose; verità, insegnamento, dottrina, moralità,
giustizia.
Il buddhismo, a seconda delle scuole, può dare più o meno enfasi a
determinati nuclei tematici... esiste comunque uno zoccolo duro, per
così dire. Un nucleo fondamentale su cui tutte le scuole fondano i
propri sistemi filosofici. Questo nucleo fondamentale è formato dalle 4
Nobili Verità e dall'Ottuplice Sentiero.
LE 4 NOBILI VERITA'
-
La vita è sofferenza (duhkha)
-
L'eterno desiderio di volere è la causa della
sofferenza
-
Tale desiderio può essere spezzato
-
La via che conduce all'estinzio della sofferenza è
l'Ottuplice Sentiro
OTTUPLICE SENTIERO
-
Un giusto modo di vedere (dissipare l'ignoranza
prendendo coscienza della verità contenuta nelle 4 Nobili Verità)
-
Avere un giusto proponimento (ossia voler sempre
tentare di percorrere il sentiero)
-
Parlare in modo giusto (essere gentili, non
offende le persone...)
-
Agire correttamente (ossia cercare di fare tutto
il meglio possibile)
-
Assicurare il proprio sostentamento in modo
dignitoso (vale a dire guadagnarsi il pane in modo onesto)
-
Avere una tensione equilibrata (mantenere
quell'energia che è necessaria per continuare la vita)
-
Avere una giusta consapevolezza (sapere sempre in
che situazione ti trovi; controllare le proprie reazioni)
-
Praticare una giusta meditazione
Queste qui sopra esposte sono le nozioni fondamentali,
dette in maniera semplice e assai strimizzita. Come vedete non si parla
di Dio... contrapporre dunque il cristianesimo al buddhismo, o metterli
in competizioni è davvero assurdo... sono due sistemi sorti in ambienti
totalmente diversi. Si può essere cristiani e simpatizzare per il
buddhismo, senza però dimenticare la propria fede. Ci sono poi alcune
scuole buddhiste che parlano di demoni, di dei, di spiriti... nulla di
tutto ciò interessava al Buddha storico. Sono il contorno sorto attorno
all'insegnamento del Buddha, a causa del popolo che difficilmente
rinuncia alle sue fisime. Il bisogno di avere qualcuno da pregare,
qualcuno da ossessionare con le sue richieste e preghiere (invece di
accettare la realtà della vita) è assai forte. Pregare è desiderio di
essere esauditi... è questo è sbagliato. Pregare invece per lodare il
Signore, per rendere grazie dei suoi doni... questo è santo. In questo
spirito si può avanzare qualche richiesta, consapevoli che può essere
esaudito o meno, ma di questo non dobbiamo curarci. Lo zen su questo ha
molto da dire: curare un atteggiamento libero e consapevole sempre. Non
pensare al futuro, ne al passato, ma solo al momento presente.
I Quattro Sigilli
Qui sotto poche righe prese dall'introduzione de: Khyentse Norbu, Sei
sicuro di non essere buddhista?, Feltrinelli, Milano 2007
In una conversazione come quella con il mio vicino sull'aereo, può darsi
che l'interlocutore non buddhista incidentalmente chieda: “Che cosa
esattamente fa sì che un buddhista sia tale?”. È la domanda più
difficile cui rispondere. Se la persona in questione è animata da un
interesse autentico, una risposta esauriente non è adatta alla
conversazione poco impegnativa che ravviva una cena e le
generalizzazioni generano spesso fraintendimenti. Immaginate di dare la
risposta vera, quella che si rifà ai fondamenti esatti di una tradizione
che risale a duemilacinquecento anni fa.
Si è buddhisti quando si accettano le seguenti quattro verità:
Tutte le cose composite sono impermanenti.
Tutte le emozioni sono dolore.
Tutte le cose sono prive di esistenza intrinseca.
Il nirvana trascende ogni concetto.
Queste quattro affermazioni, che furono pronunciate dal Buddha in
persona, sono note come "i quattro sigilli". Tradizionalmente, per
sigillo si intende una sorta di marchio che conferma l'autenticità. Per
amor di semplicità e di scioltezza, in questo testo le quattro
affermazioni saranno chiamate indifferentemente sigilli e “verità”,
senza confonderle con le quattro nobili verità del buddhismo che si
riferiscono esclusivamente ai diversi aspetti della sofferenza. È noto
che i quattro sigilli abbracciano il buddhismo nel suo complesso, eppure
la gente non desidera affatto sentirne parlare. Senza spiegazioni più
approfondite, servono solo a scoraggiare gli animi e, in molti casi, non
riescono a suscitare un più vivo interesse. Cambia il soggetto della
conversazione e tutto finisce lì.
Il messaggio dei quattro sigilli deve essere inteso letteralmente, non a
livello metaforico o mistico – e deve essere preso sul serio. I sigilli
non sono tuttavia editti né comandamenti. Con un po' di riflessione, ci
si accorge che non hanno nulla di moralistico o di rituale, né alludono
a comportamenti buoni o cattivi. Sono verità secolari basate sulla
saggezza, e la saggezza è l'interesse primario di un buddhista. La
morale e l'etica passano in secondo piano. Qualche aspirata di sigaretta
e un po' di frivolezza non impediscono di diventare buddhisti, anche se
non significa che abbiamo il permesso di essere sregolati o immorali.
In senso lato, la saggezza deriva da una mente che possiede quel che il
buddhista definisce una “giusta visione”, per quanto non ci sia affatto
bisogno di considerarsi buddhisti per avere una visione giusta. In
definitiva è questa visione che determina le nostre motivazioni e le
nostre azioni. È il modo di vedere che ci guida lungo il sentiero del
buddhismo. Se, oltre ai quattro sigilli, siamo in grado di adottare
tutto un insieme di comportamenti idonei, diventiamo buddhisti migliori.
Quali sono invece le condizioni per le quali non si è buddhisti?
Se non siete in grado di accettare che tutte le cose composite o
fabbricate sono transitorie, se credete che esiste una sostanza o un
concetto fondamentale dotato di permanenza, allora non siete buddhisti.
Se non riuscite ad accettare che tutte le emozioni sono dolore, se
credete che esistano emozioni autenticamente piacevoli, allora non siete
buddhisti.
Se non potete ammettere che tutti i fenomeni sono illusori e
insignificanti, se pensate che alcune cose esistano intrinsecamente,
allora non siete buddhisti. Se infine pensate che l'illuminazione esiste
nell'ambito del tempo, dello spazio e del potere, allora non siete
buddhisti.
Che cosa fa di voi un buddhista? Forse non siete nati in un paese
buddhista o in una famiglia buddhista, non indossate la tunica, non vi
rasate il capo, mangiate carne e siete dei fan di Eminem e di Paris
Hilton. Ciò non significa che non possiate essere buddhisti. Per essere
buddhista, bisogna accettare che tutti i fenomeni compositi sono
impermanenti, che tutte le emozioni sono dolore, che tutte le cose sono
prive di esistenza intrinseca e che l'illuminazione trascende tutti i
concetti.
Non è necessario che vi preoccupiate costantemente di queste quattro
verità, basta che siano presenti nella vostra mente. Non andate in giro
pensando continuamente al vostro nome, ma se qualcuno ve lo chiede lo
ricordate all'istante. Non c'è alcun dubbio. Anche a prescindere dagli
insegnamenti di Buddha, anche senza aver mai sentito il nome Shakyamuni
Buddha, chiunque accetti i quattro sigilli può considerarsi in cammino
sul suo stesso sentiero.
(torna sù)
Dottrina
Premessa
La personalità umana, l'"Io", consiste in una successione di stati di
coscienza, a loro volta fondati su una serie di psichismi, sensazioni e
parvenze fisiche, che Buddha definisce come skandha (parti costituenti):
rupa (forma), percezione del corpo e della fisicità del mondo; vedana
(sensazione); samjna (ideazione); samskara (costruzioni psichiche
soggettive); vinnana (coscienza), lo scorrere dei pensieri.
I dharma della realtà possono essere classificati in diversi modi:
1. secondo gli skandha cui danno luogo (5);
2. secondo i 12 ayatana (basi della conoscenza: 6 interni -i sensi- e 6
esterni -gli oggetti empirici dei sensi-);
3. secondo i 18 dhatu (sfere di azione), comprendenti i 12 ayatana più
le 6 relative facoltà.
I 5 Skandha
I cinque Skandha ( = aggregati) sono la serie degli aggregati mentali e
fisici che costituiscono ogni essere vivente, incluso l'uomo. Essendo
connotati da instabilità, mutevolezza, continuo cambiamento, gli skandha
costituiscono una identità che è intesa dalla persona come pemanente,
stabile, eterna, indipendente, mentre in realtà - per il Buddhismo - si
tratta solamente di un'identità del tutto illusoria.
I cinque skandha sono:
1) Forma (rupa): è l'aggregato riguardante il piano materiale, fisico.
Esso stesso non è affatto indipendente, bensì costituito dagli elementi:
terra, acqua, fuoco, aria. Esso dà origine a:
2) Sensazione (vedana): è l'aggregato prodotto dall'acquisizione dei
dati esterni attraverso gli organi sensori (la mente più gli altri
sensi). Acquisizione che causerà un giudizio sugli stessi dati appresi:
piacevole, spiacevole o indifferente. Esso dà origine a:
3) Percezione (sanjna): è il risultato della valutazione concettuale dei
dati appresi dai sensi. Da qui nascono parole e concetti. Esso dà
origine a:
4) Residui, formazioni karmiche (samskara): è l'insieme dei complessi,
dei riflessi e delle abitudini mentali. Sono anche quegli impulsi,
tendenze dinamiche che derivano dalla vita precedente. Gli elementi
costitutivi del carattere. Essi danno origine a:
5) Coscienza (vijnana): è la consapevolezza degli stessi fenomeni
mentali e fisici. È la coscienza dei precedenti quattro skandha.
C'è un famoso testo buddhista in cui si parla, tra le altre cose, anche
dei 5 skandha: il Milindapanha.
In esso, un dialogo tra il re Milinda e il monaco Nagasena
(nell'immagine), quest'ultimo afferma che non esiste una individualità
permanente. "È forse la forma esteriore Nagasena? O le sensazioni? Le
percezioni? Le formazioni karmiche? La coscienza?" - chiede il re. E
Nagasena risponde negativamente ad ognuna di queste domande.
"E allora sono tutti questi skandha insieme che sono Nagasena". "No,
gran re". "Ma c'è qualcuno fuori da questi cinque skandha che sia
Nagasena?". "No".
Nagasena fa allora al re l'esempio di un cocchio. Cosa è un cocchio? È
il timone? l'asse? le ruote, il telaio, le corde? i giogo, i raggi delle
ruote, il pungolo? No. Sono forse tutte queste parti insieme ad essere
il cocchio? No. Ma v'è qualcosa al di fuori di esse da potere essere
detto il cocchio? No. Nagasena conclude: "Allora così, per quanto io
domandi, non posso scoprire alcun cocchio. Cocchio è un suono vano.
[...] Il cocchio è una falsità, una cosa non vera".
A questa affermazione il re Milinda obietta: "Non ho detto cosa non
vera, o reverendo. Infatti dato che si hanno tutte queste cose: il
timone, l'asse, le ruote, il telaio, le corde, il giogo, i raggi e il
pungolo, si usa il termine genericamente inteso, la designazione comune
di cocchio". Nagasena risponde complimentandosi con il re: egli ha colto
il significato di cocchio. E così sarà - continua - per tutte le cose
designate genericamente con un nome, compreso Nagasena stesso: "Là dove
vi siano i cinque skandha, noi parliamo di persona".
Le 12 Basi
Basi (ayatana) [origini, luoghi] implicano il significato di nascere e
essere nutrite. Cioè, le funzioni mentali e le attività possono nascere
e essere nutrite da queste 12 basi. Esse sono le sei basi
interne(occhio, orecchio, naso, lingua,corpo, mente), e le 6 basi
esterne(visibile, udibile, profumato, sapore, tangibile e dharma). Le
sei Basi interne sono anche chiamate i 6 organi sensori, necessari per
il funzionamento delle attività mentali. Le sei Basi esterne sono
indicate anche come i sei oggetti e sono ciò su cui le attività mentali elaborano
e agiscono.
Riepilogando:
* Occhio e visibile
* Orecchio e suono
* Naso e odore
* Lingua e gusto
* Corpo e tatto
* Mente e Dharma ("mental phenomena")
I 18 Campi
Campi(dhatu)implica il significato di gruppo e classificazione. Questi
Campi formano la base e le condizioni di tutte le attività mentali.
Cioè, una persona può essere divisa in 18 campi, ciascuno avente le sue
proprietà, caratteristiche, e area di attività. I 18 campi sono le sei
Basi interne, le >sei basi esterne, più le sei coscienze che sorgono
quando le sei basi interne interagiscono con i sei corrispondenti
oggetti esterni .
La ruota delle Causalità
Scopo della ruota delle causalità e mostrare che la "coscienza dell'io",
non risiede in un'anima eterna, ma è un "fenomeno" contingente che sorge
come conseguenza di cause ed effetti.
L'ignoranza sta alla base di tutto. Dall'ignoranza insorge il pensiero
dell'esistenza, mentre non esiste altro che un "cambiamento"; dalla
concezione dell'individualità come un'entità, e dal desiderio dell'IO,
deriva la vita.
-
Ignoranza
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Percezione erronea
-
Volontà
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Coscienza
-
Nome e Forma, cioè: Mente e Corpo
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Organi dei sensi
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Contatto
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Emozione
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Desiderio
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Attaccamento
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Trasmutazione
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Rinascita
Le Quattro Nobili Verità
La Sofferenza : "Ma che cosa , O monaci , è la nobile verità della
sofferenza? Nascita è sofferenza, decadimento è sofferenza, morte è
sofferenza; pena, lamento, dolore, pianto e disperazione sono
sofferenza. In breve , i cinque gruppi di esistenza connessi con
l'attaccamento sono sofferenza."
La Causa della sofferenza : "Ma che cosa , O monaci , è la nobile verità
dell'origine della sofferenza? E' quel desiderio che da origine a nuove
rinascite e , unito a lussuria e avidità, ora qui e ora lì, trova sempre
nuove delizie .E' il desiderio sensuale, il desiderio dell'esistenza,il
desiderio per la non esistenza o autonnicchilimento."
La Cessazione della sofferenza : "Ma che cosa , O monaci, è la nobile
verità dell'Estinzione della Sofferenza? E' il completo abbandono e
estinzione di questo desiderio, dimenticato completamente e lasciato ,
la liberazione e il distacco da esso."
La Via per ottenere la cessazione della sofferenza : "Ma che cosa , O
monaci, è la nobile verità della via per ottenere la Cessazione della
Sofferenza? E' il nobile ottuplice sentiero che conduce alla cessazione
della sofferenza :
-
Giusta Visione
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Giusto Pensiero
-
Giusto Discorso
-
Giusta Azione
-
Giusto Modo di Vita
-
Giusto Sforzo
-
Giusta Attenzione
-
Giusta Concentrazione
-
(torna sù)
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