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(Anatman)
“Non sè” o “assenza di un'anima”. È la dottrina del Buddha che
rigetta l'idea di un sè puro, eterno, sottile o “atman”. Tale dottrina
serve a eliminare l'attaccamento al proprio io (l'atteggiamento
possessivo verso di esso), che costituisce l'ignoranza fondamentale che
lega gli esseri senzienti alla sofferenza dell'esistenza condizionata.
(Vedi: Non s‚; Vacuit…).
(Aryadeva)
Il principale discepolo di (Nagarjuna). (Vedi: Nagarjuna).
(Atman)
Il sanscrito “sè” o “anima”. (Vedi: Non sè).
(Bhiksu) (Pali:bhikkhu)
Nella tradizione monastica buddhista, un monaco
che ha preso l'ordinazione completa. Nella tradizione monastica seguita
dai tibetani, per prendere l'ordinazione completa un monaco pronuncia
253 voti; un monaco novizio, 36 voti.
(Bhiksuni)
Nella tradizione monastica buddhista, una monaca che ha preso
l'ordinazione completa. Nella tradizione tibetana, per le monache
completamente ordinate il lignaggio dell'ordinazione si è perduto
diversi secoli fa, mentre esiste ancora nel buddhismo cinese. Nella
tradizione tibetana, una monaca novizia pronuncia 36 voti come un
novizio. Una monaca completamente ordinata pronuncia 364 voti.
(Bodhisattva)
Concetto religioso fondamentale nel buddhismo (Mahayana).
Un bodhisattva, avendo sviluppato una compassione illimitata verso tutti
gli esseri, è una persona sulla via della perfetta buddhità. Così dedica
la sua vita al benessere degli altri, avendo fatto voto di condurre
tutti gli esseri senzienti alla perfetta e completa illuminazione.
(Vedi: Ideali del bodhisattva; Buddhità).
(Brahman)
Un concetto metafisico fondamentale in alcune scuole
filosofiche non buddhiste dell'India antica. Per “brahman” si intende in
generale l'assoluto, il fondamento dell'essere, la fonte primordiale di
ogni cosa esistente. In questo contesto, il mondo fenomenico è
un'illusione dovuta solo alla percezione del nostro io (atman) come
un'entità distinta, individuale. Questa illusione cessa quando si
diventa consapevoli della vera natura del (brahman. Vedi: Non sè).
(Buddha)
Letteralmente “il risvegliato”. Una persona che ha raggiunto
l'illuminazione, cioè la liberazione da tutti i difetti e la perfezione
di tutte le qualità, e che è perciò pienamente capace di beneficare gli
altri. (Vedi: Buddhità).
(Buddhadasa Bhikkhu) (1906-1993) Ajahn (Buddhadasa)
è stato uno dei più
riveriti maestri buddhisti della Tailamdia, e allo stesso tempo uno dei
più controversi. I suoi brillanti insegnamenti e i suoi consigli pratici
hanno incoraggiato laici e monaci buddhisti a impegnarsi acutamente in
opere benefiche di carattere sociale. Dalla sua morte, avvenuta nel
1993, i numerosi discepoli di svariate nazionalità continuano la sua
opera su larga scala per aiutare l'umanità.
(Buddha Sakyamuni Vedi: Buddhità; Sakyamuni).
(buddhismo Mahayana)
Il (Mahayana, che letteralmente significa “il
grande veicolo”, è una delle due tradizioni principali emerse
all'interno del buddhismo nell'antica India; l'altra è l'Hinayana. Il (Mahayana)
in generale viene associato alle tradizioni buddhiste settentrionali del
Tibet, della Cina, del Giappone e della Corea: una sua caratteristica
fondamentale è l'insistenza sul fatto che per ottenere la piena
illuminazione è requisito indispensabile provare un senso di
responsabilità universale altruistico e compassionevole per il benessere
di tutti gli esseri. (Vedi: Hinayana).
(Buddhismo Vairayana)
Il (Vajrayana), letteralmente “veicolo di
diamante”, è l'aspetto esoterico del buddhismo, (Vedi: Tantra).
(Buddhità)
Lo stato di completa illuminazione, in cui si sono purificati
ed eliminati tutte le imperfezioni e tutti i difetti fisici e mentali, e
si sono raggiunte e perfezionate tutte le abilità e le qualità positive.
In generale, “buddha” è un termine che si può applicare a chiunque abbia
conseguito la perfetta illuminazione. E quindi importante comprendere la
differenza fra il Buddha storico, Buddha
(Sakyamuni),
e un buddha inteso come una persona pienamente illuminata.
(Vedi: Illuminazione; Tre kaya).
(Calmo dimorare della mente samatha)
Uno stato mentale coltivato con la
meditazione, caratterizzato dall'assenza di distrazione a causa di
oggetti esterni e da concentrazione stabile su un oggetto prescelto.
Possiede le caratteristiche della “calma”, cioè l'eliminazione delle
distrazioni, e del “dimorare”, che è il raggiungimento di un alto
livello di concentrazione univoca della mente. Nella letteratura
buddhista, quando si parla di meditazione, il calmo dimorare è spesso
connesso a (vipasyana. Vedi: Samadhi; Vipasyana).
(Candrakirti)
Uno dei principali filosofi della scuola (Prasangika)
Madhyamaka.
(Canone Pali)
E' il canone buddhista del (Tripitaka), i “tre canestri”,
ed è l'insieme dei discorsi di Buddha accettati dalla tradizione (Theravada).
La maggior parte dei testi del Canone Pali sono stati tradotti in
inglese e pubblicati dalla Pali Text Society.
(Causalità)
Il principio di causalità ha una posizione preminente nel
pensiero e nella pratica buddhita. Dal punto di vista della pratica, la
via buddhista è manifestamente causale, in quanto sostiene che
l'abbandono dalla sofferenza si ottenga eliminandone le cause. La causa
immediata della sofferenza è un (Karma) negativo, le impronte mentali
negative che rimangono nella coscienza quando si compiono azioni
negative con il corpo, con la parola e con la mente. Tali tracce in
seguito “maturano” nell'esperienza di stati mentali spiacevoli; in altre
parole, si soffre. Le cause più remote della sofferenza sono gli
atteggiamenti e le abitudini mentali che ci inducono a compiere azioni
negative; la principale è l'ignoranza, l'abituale percezione errata
della realtà relativa, che viene percepita come permanente e definitiva.
Da un punto di vista più filosofico, la causalità è il tipo più evidente
di interdipendenza; l'interdipendenza causale viene utilizzata di
frequente per dimostrare che poichè tutte le cose sono necessariamente
interdipendenti, sono necessariamente prive di qualsiasi essenza
intrinseca concreta. (Vedi: Interdipendenza; Karma; Quattro Nobili
Verità).
(Cenrezig)
E' il nome tibetano di (Avalokitesvara), il bodhisattva della
compassione che personifica l'immensa compassione di tutti i buddha. I
tibetani considerano Cenrezig la divinità protettrice del Tibet, e tutti
i Dalai Lama che si sono succeduti nel tempo manifestazioni umane di
questa divinità.
(Cinque aggregati)
Secondo il pensiero filosofico buddhista, tutti i
fenomeni fisici e mentali sono classificati sotto la dicitura di cinque
aggregati, o (skandha). Questi cinque aggregati (talvolta chiamati
componenti psicofisiche) sono forma, sensazione, percezione, volizione e
coscienza. Insieme costituiscono la base della sensazione del proprio “sè”
e della propria identità personale.
(Compassione Vedi: karuna).
(Dhammapada)
La raccolta di massime del Buddha, nota nella versione
sanscrita come Dharmapada, è senza dubbio uno dei più noti testi
buddhisti. Contiene 423 strofe e delinea le idee chiave della condizione
umana secondo la dottrina buddhista. Nella collana Penguin Classic
esiste una limpida traduzione inglese di questo testo, intitolata (The
Dhammapada) (Harmondsworth, Penguin, 1973).
(Dharma Pali: Dhamma)
Deriva dalla radice etimologica che significa
“tenere o trattenere” e indica gli insegnamenti del Buddha, la “verità”
o la “via”, e la pratica di tali insegnamenti: in questo contesto, il Dharma è quello che ci tiene lontani dalla sofferenza e dalle sue cause.
L'equivalente tibetano (chos) letteralmente significa “cambiamento” o
“trasformazione”, e si riferisce sia al processo di trasformazione
spirituale sia il risultato della trasformazione. Il termine ha molte
altre connotazioni aggiuntive. Per esempio, un testo classico enumera
questi dieci significati: fenomeno percettibile, sentiero, (nirvana),
oggetto di coscienza, meriti, vita, scritture, oggetto materiale, norma
e tradizione dottrinale. (Vedi: Tre Gioielli).
(Dharmakaya) Corpo di verità di un buddha. (Vedi: Tre kaya).
(Discorso dei Parco dei Daini - o Gazzelle)
Il primo discorso
pronunciato dal Buddha storico,
(Sakyamuni). Dopo aver conseguito la buddhità mentre meditava sotto un
“albero delle pagode” (ficus religiosa), dove oggi si trova la città di
Bodhygaya, nell'India settentrionale, (Sakyamuni) si avviò verso la
città di Sarnath, nei sobborghi di Varanasi. Lì incontrò i cinque asceti
con cui un tempo aveva seguito pratiche ascetiche estremamente rigorose.
Avendo scorto il Buddha, i cinque compagni decisero di ignorarlo, perchè
appariva evidente che aveva abbandonato i suoi voti
di estremo ascetismo. Quando il Buddha si avvicinò, tuttavia, furono
sopraffatti dalla gioia e dalla conoscenza che emanava da lui, e lo
implorarono di insegnare loro che cosa aveva compreso. (Sakyamuni)
Buddha acconsentì, e impartì il suo primo insegnamento formale,
incoraggiando i suoi ex compagni ad abbandonare gli eccessi di edonismo
e di ascetismo. Indicando loro che queste vie avrebbero provocato
soltanto ulteriore sofferenza, il Buddha spiegò la “via di mezzo” che
evita tali estremi. Il suo discorso è incentrato sulle Quattro Nobili
Verità, che riassumono quanto egli aveva compreso e indicano come si può
porre fine alla sofferenza. (Vedi: Quattro Nobili Verità).
(Dispersione mentale)
Un livello di eccitazione mentale che ostacola la
calma di uno stato meditativo. La dispersione mentale insorge quando la
mente è distratta da oggetti esterni. È una forma di attrazione, un
attaccamento verso gli oggetti, e ha l'effetto destabilizzante di
provocare la perdita della concentrazione che si è raggiunta. (Vedi:
Calmo dimorare della mente).
(Due verità)
La dottrina delle due verità, verità assoluta e verità
relativa o convenzionale, è forse il concetto filosofico più importante
del buddhismo. Questa dottrina indica un modo per comprendere il
rapporto complesso fra il mondo fenomenico del cambiamento e del flusso
perpetuo e la sottostante realtà di vacuità immutabile. La (verità
assoluta) è la natura vacua di tutti i fenomeni; è l'assenza totale di
realtà intrinseca e di identità, comune a tutte le cose e tutti gli
eventi. Secondo il buddhismo (Mahayana) è la verità definitiva, e
comprenderla è il modo di ottenere la liberazione dalla sofferenza.
Invece ciò che sperimentano nel nostro stato ordinario, come la nascita
e la morte, il dolore e il piacere e così via, avviene all'interno del
mondo relativo. Questi fenomeni e questi avvenimenti sono reali solo in
quanto (verità convenzionali o relative.Vedi: Metodo; Saggezza;
Vacuità).
(Duhkha Pali: dukkha)
Il termine, tradotto spesso come sofferenza,
indica l'insoddisfazione e la transitorietà fondamentali dell'esistenza,
ed è la prima Nobile Verità. (Vedi: Quattro Nobili Verità).
(Dzogchen)
Letteralmente “grande perfezione”; i suoi insegnamenti fanno
parte del corpo dottrinale del (Vajrayana) e sottolineano la
realizzazione della consapevolezza primordiale come mezzo per
raggiungere l'illuminazione.
(Esistenza condizionata Vedi: Samsara).
(Ghelug)
Il termine tibetano letteralmente significa “amico spirituale”.
Attualmente, nella tradizione Ghelug questo titolo di solito è conferito
a coloro che hanno seguito con successo per molti anni gli studi
monastici e hanno così raggiunto un altro livello di istruzione
dottrinale.
(Guru) Parola sanscrita (corrispondente al tibetano lama) che indica un
mentore e maestro spirituale che possiede i requisiti spirituale
descritti nelle Scritture. Le qualità minime che un guru deve possedere
sono: compassione verso lo studente, disciplina interiore, un certo
livello di serenità e maggior conoscenza dello studente riguardo
all'argomento da insegnare.
(Hinayna)
Il termine, che letteralmente significa “veicolo minore”, è
usato soprattutto dai praticanti (mahayana) per distinguere chi pratica
il buddhismo per raggiungere la propria liberazione individuale da chi,
con una motivazione (Mahayana), si impegna nella pratica spirituale per
ottenere l'illuminazione allo scopo di liberare dalla sofferenza (tutti)
gli esseri senzienti. Questa distinzione in linea di massima è
considerata artificiosa dagli studiosi buddhisti contemporanei,
e di solito viene considerata in modo un pò spregiato, soprattutto dai
praticanti delle scuole meridionali di buddhismo (le tradizioni di
insegnamento di Sri Lanka, Thailandia, Birmania, Cambogia, Indonesia e
Vietnam), a cui il termine è applicato. (Vedi: Tradizione Theravada).
(Ideali del bodhisattva)
Comprendono le sei (paramita) o perfezioni per
il proprio sviluppo personale, e i quattro metodi, diretti a sviluppare
gli altri. Le sei perfezioni sono:
1) generosità,
2) disciplina etica,
3) pazienza,
4) sforzo entusiastico,
5) concentrazione e
6) saggezza;
i
quattro mezzi sono:
1) donare ciò che è urgentemente necessario,
2)
parlare sempre con gentilezza,
3) essere una guida morale per gli altri,
4) dimostrare questi principi con il proprio esempio.
Un
bodhisattva, dopo aver sviluppato l'eroica motivazione di raggiungere la
perfetta illuminazione a beneficio degli altri, fa voto solenne di
impegnarsi in queste pratiche.
(Illuminazione)
Questa parola è utilizzata nel contesto buddhista per
indicare lo stato di un completo risveglio di una persona. L'equivalente
tibetano (jang chup) significa letteralmente “colui che ha purificato le
oscurità ed è perfettamente realizzato”. Una persona pienamente
illuminata è chiamata buddha. (Vedi: Buddhità; Tre kaya).
(Impermanenza anityata)
Insieme con la “sofferenza” e l'”assenza di
identità personale”, per il buddhismo l'impermanenza è una
caratteristica fondamentale della vita. Si ritiene che l'impermanenza
riguardi sia la natura transitoria delle cose che sperimentiamo sia la
natura incessante del sottile cambiamento che avviene a livello
profondo. Secondo il buddhismo, nulla dura nel tempo, e il processo di
cambiamento è dinamico e infinito.
(Interdipendenza sanscrito: pratttyasamutpada) La dottrina, spesso
considerata il principio basilare della filosofia buddhista, sostiene
che tutte le cose reali esistono necessariamente in dipendenza da
qualcos'altro. L'interdipendenza è strettamente legata alla vacuità,
poichè tutte le cose sono causalmente interdipendenti se, e solo se,
tutte le cose necessariamente prive di qualsiasi essenza o natura
intrinseca autonoma.
Sono spesso citate tre forme progressivamente più
sottili di interdipendenza:
1) interdipendenza causale, per cui
qualsiasi oggetto (come un
albero) è necessariamente un prodotto di cause e condizioni (come il
seme, il terreno, la luce del sole e così via);
2) interdipendenza delle
parti e dell'intero, per cui qualsiasi oggetto (per esempio
un'automobile) dipende necessariamente da un insieme di parti o
caratteristiche (gomme, assi, motore eccetera); e
3) interdipendenza
cognitiva o reciproca, per cui si può dire che un oggetto esiste solo se
una coscienza lo identifica come un “x” in contrapposizione a un “non
x”. (Vedi: Causalità; Vacuità).
(Intorpidimento o annebbiamento mentale)
Insieme con la dispersione
mentale, è uno degli ostacoli principali alla pratica della stabilità
meditativa. E' il fattore che sta alla base di stati mentali di disturbo
quali la sonnolenza, il torpore e la pigrizia. La sua manifestazione
principale è la sensazione di essere prostrati e stanchi, privi di
energia e di vigilanza. I manuali di meditazione buddhista descrivono
l'intorpidimento mentale come una forma leggermente più sottile di
dispersione mentale. (Vedi: Calmo dimorare della mente).
(Kagyu)
Letteralmente “trasmissione orale”. Una delle quattro scuole più
importanti del buddhismo tibetano, fondata da Marpa Lotsawa nell'XI
secolo.
(Kangyur) È il canone buddhista tibetano, che comprende oltre 100 grossi
di discorsi e testi attribuiti al Buddha. Letteralmente significa “le
parole sacre tradotte”; tutte le opere della raccolta furono tradotte
quasi esclusivamente dalle fonti originali sanscrite. La collazione è
opera dell'enciclopedia tibetano del XIV secolo Bu-ton Rinchen Drub.
(Karma)
Il termine sanscrito si riferisce a un importante concetto
metafisico riguardante l'azione e le sue conseguenze. È una dottrina
comune a tutte le filosofie religiose dell'India. Il concetto abbraccia
sia le azioni in se stesse sia le influenze psicologiche e le tendenze
prodotte nella mente da tali azioni. Nell'uso generale, (Karma) si
riferisce a tutto il processo di azione causale e agli effetti che ne
derivano. (Vedi: Causalità).
(Karuna)
Anche se è tradotto con “compassione”, il suo significato non
andrebbe confuso con la pietà o con ciò che suscita misericordia.
Nell'etimologia del termine vi è il senso di identificarsi nel dolore o
nella sofferenza altrui. (Karuna) letteralmente significa
“l'interruzione della beatitudine” e si riferisce a uno stato di
immedesimazione compassionevole nel dolore di un altro, al punto tale
che diventa impossibile provare piacere.
(Lam-rim)
Letteralmente “stadi del sentiero”, il termine si riferisce
alla presentazione graduale e progressiva degli insegnamenti e delle
pratiche del Buddha. Questo modo di presentare gli insegnamenti fu
sviluppato per adattarsi i diversi livelli intellettuali dei praticanti
spirituali sul sentiero per l'illuminazione. La tradizione del (lam-rim)
incominciò nell'XI secolo con Atisha,
il grande missionario indiano in Tibet, e con il suo breve testo (Luce
sul sentiero dell'illuminazione).
(Liberazione Vedi: Nirvana).
(Lo-jong Vedi: Trasformazione del pensiero).
(Maitreya)
Il nome, che significa “colmo di amore”, indica il futuro
prossimo buddha, e la personificazione della gentilezza colma di amore
di tutti i buddha. C'è anche un bodhisattva Maitreya e un personaggio
storico con lo stesso nome, autore di numerosi importanti testi (Mahayana).
(Mandala)
Nell'uso generale, il termine fa riferimento a un simbolo
cosmico che presenta come caratteristica circoli e simmetrie
concentriche. I (mandala) sono usati anche come strumenti visivi
contemplazione in molti tipi di meditazione buddhista che richiedono
l'esercizio dell'arte della visualizzazione. In quest'ultimo contesto,
rappresentano invariabilmente gli stati purificati della mente del
meditatore.
(Manjusrt)
È il Bodhisattva della Conoscenza e della Saggezza, la
personificazione della profonda visione intuitiva di tutti i buddha.
Viene rappresentato tradizionalmente con la mano destra che brandisce la
spada della saggezza, e la sinistra che regge lo stelo di un fiore di
loto su cui si trova il testo del Sutra della Perfezione della Saggezza.
(Metodo)
Nel buddhismo (Mahayana), si riferisce specificamente a tutti
gli aspetti del sentiero associati con il potenziamento e lo sviluppo
della compassione e delle azioni altruistiche del bodhisattva. È in
contrapposizione con l'aspetto della “saggezza” del sentiero, riferito
direttamente allo sviluppo della percezione della vacuità. Le prime
cinque delle sei perfezioni appartengono all'aspetto del metodo, e
l'ultima all'aspetto della saggezza. Un autentico sentiero spirituale,
nella
concezione (Mahayana), comporta una perfetta combinazione di metodo e
saggezza, talvolta chiamata anche “unione di saggezza e compassione”.
(Vedi: Due verità; Ideali del bodhisattva; Saggezza).
(Metta maitri)
Se la compassione è la volontà di condividere la
sofferenza degli altri, la (metta), o affettuosa gentilezza, è
l'aspirazione sincera della felicità degli altri. Come la (karuna), o
compassione, la (metta) è realmente altruistica e umanitaria, e sorge da
un profondo sentimento di identificazione con gli altri.
(Milarepa) (1040-1123)
Venerato in Tibet come poeta-santo, le sue
travagliate vicende, la sua devozione assoluta per il suo maestro Marpa
Lotsawa e infine la sua intera esistenza di meditatore errante sono
state fonte di grande ispirazione spirituale per molte generazioni di
tibetani. I suoi poemi di esperienza spirituale si possono leggere in
inglese in Garma C.C. Chang, (The Hundred Thousand Songs of Milarepa (Boulder,
Shambhala, 1977) e in Drinking the Mountain Stream) (Boston, Wisdom
Publications, 1995).
(Nagarjuna)
E' forse, dopo il Buddha, il secondo personaggio storico in
ordine di importanza nel buddhismo (Mahayana) e può esserne considerato
il fondatore. I suoi scritti religiosi e filosofici restano tutt'oggi la
fonte più autorevole su numerose questioni di rilevanza filosofica
all'interno del pensiero buddhista. La sua opera fondamentale è il (Mulamadhyamaka),
che costituisce la base di tutti gli scritti successivi sulla filosofia
buddhista della vacuità. Si possono trovare
traduzioni inglesi di questo testo in: Frederick Streng, (Emptiness: A
Study in Religious Meaning), Nashville, Abingdon Press, 1967; Kenneth
Inada, (Nagarjuna: A Translation of his Mulamadhyamaka-Karika), Tokyo,
Hokuseido Press, 1970; Jay Garfield, (Fundamentals of the Middle Way),
Oxford University Press, 1995 (trad. it. Roma, Ubaldini-Astrolabio).
(Natura di Buddha Vedi: Tathagata-garbha).
(Nirmanakaya) Corpo di emanazione di un buddha. (Vedi: Tre Kaya).
(Nirvana Pali: Nibbana)
Letteralmente significa “andato oltre la pena e
il dolore” e si riferisce alla libertà totale dalla sofferenza e dalle
sue sottostanti origini. Tale libertà può essere raggiunta soltanto
quando si elimina il processo di tutte le afflizioni emotive e mentali.
Perciò talvolta il (nirvana) è conosciuto anche come (nirodha), vera
cessazione, o (moksa), liberazione.
(Non esistenza di un sè Vedi: Non sè).
(Non-sè anatman)
La dottrina del non-sè o non esistenza di sè, talvolta
tradotto anche come “assenza di anima”, è un concetto filosofico
basilare del buddhismo. In sostanza, si riferisce alla visione del
Buddha secondo cui lo stato di esistenza condizionata non illuminata
deriva dalla falsa convinzione che esista un “sè” permanente, durevole.
È la percezione dell'assenza di tale sè a consentire la liberazione
dalla sofferenza dell'esistenza condizionata. All'interno del buddhismo,
le diverse scuole danno una diversa interpretazione di questo
insegnamento fondamentale del Buddha. (Vedi:Anatman; Vacuità).
(Nyingma)
È la scuola più antica del buddhismo tibetano, fondata
nell'VIII secolo da Padmasambhava.
(Ottuplice sentiero)
La quarta Nobile Verità, il vero sentiero, ha otto
aspetti:
1) retta comprensione;
2) retta intenzione;
3) retta parola;
4)
retta azione;
5) retti mezzi di sostentamento;
6) retto sforzo;
7) retta
consapevolezza;
8) retta concentrazione.
Questi otto aspetti nel loro
insieme costituiscono l'essenza dell'autentico sentiero spirituale.
(Parinirvana)
Il (nirvana) definitivo del Buddha al momento della sua
morte a Kushinagar, nell'India settentrionale.
(Prana)
Termine sanscrito che letteralmente significa “vento” o “fiato”
(aria psichica); nel buddhismo tantrico, si riferisce ai vari tipi di
energia sottile che sostengono il complesso mente-corpo. Tali “venti
psichici”, o energie psicofisiche, che si diffondono nel corpo
attraverso canali, sono parte integrante di tutte le funzioni fisiche e
mentali. L'aria psichica più sottile è identica alla mente più sottile,
e lo scopo principale della pratica tantrica è conseguire la padronanza
di questo vento estremamente sottile, in modo da trasformare la mente a
livello a
sua volta estremamente sottile. Secondo la teoria tantrica, un
praticante che ha conseguito il controllo dei venti a livello grossolano
e sottile può manipolarli per produrre vari effetti, alcuni dei
quali si possono definire emanazioni.(Prasangika-Madhyamaka) Sottoscuola
del Madhyamaka, che si è sviluppata sui commentari di (Buddhapalita)
alle opere di (Nagatjuna). I principi di questa scuola costituiscono la
filosofia dominante di tutte e quattro le tradizioni del buddhismo
tibetano. (Vedi: Nagarjuna).
(Quattro fattori di positività)
Sono:
1) la liberazione spirituale;
2) la
prosperità mondana;
3) la pratica del Dharma e
4) la ricchezza.
I primi
due sono di natura risultante, mentre gli altri due sono causali. I
primi due dimostrano due diversi tipi di felicità: la prima
ultraterrena, la seconda terrena. A causa della loro diversa natura,
anche la loro realizzazione richiede metodi diversi. Così, la pratica
del Dharma è ciò che conduce alla liberazione, mentre la ricchezza
produce la
prosperità materiale.
(Quattro Nobili Verità)
Le Quattro Nobili Verità sono:
1) la verità
della sofferenza (duhkha);
2) la verità dell'origine della sofferenza;
3) la verità della eliminazione della sofferenza. Tutte le tradizioni
buddhiste concordano sul fatto che questi quattro principi costituiscono
il nucleo del messaggio spirituale del Buddha. All'interno della
formulazione delle Quattro Verità, esistono due ripartizioni per causa
ed effetto. La prima è associata all'esistenza ciclica condizionata: la
verità dell'origine (la causa) e la verità della sofferenza (l'effetto).
La seconda è correlata alla liberazione dall'esistenza condizionata: la
verità del sentiero (la causa, o mezzo, per la liberazione) e la verità
della cessazione della sofferenza (l'effetto, lo stato stesso di
liberazione). In sostanza, l'insegnamento delle Quattro Nobili Verità
delinea la comprensione buddhista della natura del
(samsara) e del (nirvana). (Vedi: Samsara; Nirvana).
(Racconti del Jataka)
Vi si narrano le vite passate del Buddha (Sakyamuni:
come il Buddha si dedicò allo stile di vita di un bodhisattva, con quale
abilità delle sue vite precedenti egli operò per il benessere degli
altri esseri senzienti. Nel canone buddhista tibetano c'è un'antologia
di queste storie composte da (Aryasura), intitolata il (Jatakamala).
(Rimpoce)
Questo titolo, che letteralmente significa “prezioso”, è usato
quando si rivolge la parola o si fa riferimento a lama reincarnati, lama
che hanno raggiunto un elevato livello di realizzazione spirituale e
abati di monasteri. (Vedi: Tulku).
(Sadhu) Tradizionale asceta indiano che vive di elemosine.
(Saggezza Prajna)
I due aspetti fondamentali del sentiero buddhista sono
(saggezza e metodo). Essi sono paragonati alle due ali di un uccello:
privo di un'ala, l'uccello non può volare. Analogamente, senza la
saggezza o senza il metodo, un praticante spirituale non può raggiungere
l'obiettivo dell'illuminazione. La (saggezza) è l'aspetto del sentiero
correlato direttamente
allo sviluppo della percezione della vacuità. Il termine sanscrito (prajna)
- tradotto spesso semplicemente con “saggezza”, anche se “intelligenza
superiore” sarebbe forse una traduzione più appropriata - è
tradizionalmente definito “consapevolezza discriminante in grado di
percepire l'essenza, le distinzioni e i caratteri particolari o generali
di qualsiasi oggetto all'interno del proprio ambito percettivo, per
mezzo della quale tutti i dubbi vengono eliminati”. Non si tratta di
uno stato di conoscenza passivo, e non ha nemmeno la caratteristica di “coscienzadeposito”.
Al contrario, la saggezza è un processo attivo di cognizione. Nel
contesto (Mahayana), (prajna) si usa quasi sempre in riferimento alla
visione profonda della natura di vacuità degli eventi e dei fatti.
(Vedi: Due verità; Metodo; Vacuità).
(Sakya)
Una delle quattro scuole principali del buddhismo tibetano, che
trae il nome dalla regione geografica del Tibet dove nell'XI secolo
risiedevano i suoi maestri fondatori.
(Samadhi)
Stabilità meditativa. La capacità di concentrare univocamente
la mente su un dato oggetto senza distrarsi; stato preliminare alla
reale coltivazione del calmo dimorare o (samatha). (Vedi: Calmo dimorare
della mente; Vypasyana).
(Saqmbhogakaya) Corpo di perfetta pienezza di risorse di un buddha.
(Vedi: Tre Kaya).
(Samsara)
Il ciclo di esistenza condizionata in cui tutti gli esseri
senzienti ruotano perpetuamente senza scelta, a causa della forza del
loro Karma e delle loro illusioni. (Samsara) è lo stato di esistenza non
illuminata. La verità della estinzione della sofferenza, la quarta
Nobile Verità, si riferisce alla sua cessazione; essa corrisponde allo
stato di liberazione o (nirvana). (Vedi: Nirvana; Quattro Nobili
Verità).
(Sangha)
Il termine può indicare diverse cose: la comunità dei
praticanti del sentiero buddhista; la comunità dei monaci e delle
monache ordinati; oppure chi ha ottenuto la diretta realizzazione della
saggezza della vacuità di tutti i fenomeni. (Vedi: Tre Gioielli).
(Sakyamuni) (563-483 a.C.)
Quarto dei mille buddha fondatori della
presente epoca del mondo. Principe del clan (Sakya), nell'India
settentrionale, insegnò i sentieri del sutra e del tantra per la
liberazione e la piena illuminazione; fu il fondatore di quello che
divenne noto come buddhismo. (Sakyamuni) significa “saggio del clan dei
Sakya”. (Vedi: Buddhità; Sutra; Tantra).
(Samtha Vedi: Calmo dimorare della mente).
(Santideva)
Saggio e filosofo buddhista indiano del VII secolo il cui
nome significa “divinità pacifica”, compose uno dei più amati testi del
(Mahayana), il (Bodhicaryavatara) o (Guida allo stile di vita del
Bodhisattva). Il Dalai Lama spesso insegna e di frequente cita questo
testo, che fornisce al praticante istruzioni dettagliate sulla pratica
del sentiero dell'altruismo del bodhisattva.
(Santideva) è famoso anche per le sue chiare argomentazioni filosofiche
che spiegano la visione (Prasangika) della vacuità. Compose inoltre il
(Compendio delle pratiche Siksasamuccaya). Per una traduzione inglese
della versione tibetana del (Bodhicaryavatara), (Vedi) Stephen Batchelor,
(A Guide to the Bodhisattva's Way of Life), Dharamsala (India), Library
of Tibetan Works and Archives, 1979 (trad. it. (Guida allo stile di vita
del Bodhisattva, Pomaia, Chiara Luce 1984). Esiste anche una nuova
traduzione da fonti sanscrite, nella collana Oxford World Classic,
intitolata (The Bodhicaryavatara), Oxford University Press, 1996.
(Sofferenza) (duhkha. Pali: dukkha)
Nel contesto buddhista “sofferenza”,
indica sia la sensazione fisica di dolore sia, soprattutto, la
sofferenza psicologica ed emotiva. Può riferirsi anche alle sensazioni
di base più generali di noia o di insoddisfazioni perenne, così
caratteristiche di tante esperienze terrene. Perciò le scritture parlano
di tre tipi o livelli di sofferenza: 1) la sofferenza derivante dal
dolore, che si riferisce a ciò che noi consideriamo normalmente
un'esperienza dolorosa; 2) la sofferenza del cambiamento, cioè tutte le
esperienze che convenzionalmente
consideriamo gradevoli ma che non restano tali in modo immutabile; 3) la
sofferenza dell'esistenza condizionata. La terza categoria si riferisce
alla fondamentale condizione di insoddisfazione, propensione al soffrire
e facilità di illudersi tipico di un'esistenza non illuminata. (Vedi:
Duhkha; Quattro Nobili Verità; Samsara).
(Sunyata Vedi: Vacuità).
(Sutra) (Pali: sutta)
Il termine sanscrito indica tutte le scritture
attribuite al Buddha storico, Sakyamuni. Quindi è usato come suffisso al
titolo di opere che secondo le tradizioni rappresentano le autentiche
parole del Buddha, come “Il sutra del cuore della Saggezza”. Il termine
ha un secondo significato che, in contrapposizione a “tantra”, indica
gli insegnamenti “Mahayana” generali, non esoterici, e il sistema di
pratiche a essi associato. (Vedi: Tantra).
(Sutra Vinaya)
È il testo autorevole, insegnato dal Buddha, che indica i
precetti e i codici etici di monaci e monache. Il testo affronta inoltre
molti problemi dell'amministrazione monastica e le procedure per la
risoluzione dei conflitti. È abitudine per l'abate di un monastero
leggere un brano del testo una volta ogni quindici giorni, quando i
membri della comunità si riuniscono per le loro consuete cerimonie
confessionali.
(Tantra)
Letteralmente “continuum”, si riferisce all'insieme di
insegnamenti e pratiche esoterici del buddhismo. In questo contesto, le
via del (tantra) si contrappone alla via del (sutra), che si riferisce
al principale sentiero essoterico del buddhismo (Mahayana). (Vedi:
Suatra; Buddismo Vajrayana).
(Tara)
Una delle più importanti divinità femminili nell'iconogragia (Mahayana)
buddhista, di solito viene raffigurata di colore verde; rappresenta la
perfetta energia e attività illuminata di tutti i buddha. La leggenda di
(Tara) è fonte di profonda ispirazione per milioni di donne nel mondo
buddhista “Mahayana”, per come personifica la forza spirituale e il
potenziale della femminilità. Secondo la leggenda, (tara) fece voto di
conservare l'aspetto femminile nel corso del suo
cammino spirituale e, poichè esistono così pochi esseri che hanno
ottenuto l'illuminazione con un corpo femminile, decise di ottenere la
perfetta illuminazione in quella stessa forma.
(Tathagata)
Letteralmente significa “andato al di là” ed è un epiteto
che si usa per un essere illuminato in generale, e per Buddha (Sakyamuni)
in particolare.
(Tathagata-garbha)
Letteralmente “l'essenza di colui che è andato al di
là”, si riferisce alla presenza del seme della buddhità, o natura di
buddha, in tutti gli esseri senzienti. Secondo il buddhismo (Mahayana),
in ciascuno di noi esiste una potenzialità naturale che ci dà la
possibilità di eliminare tutte le illusioni e conseguire l'illuminazione
perfetta. (Vedi: Buddhità; Illuminazione).
(Tengyur)
Contrariamente al (Kangyur), il (Tengyur) contiene tutte le
traduzione dei trattati di commento scritti dai maestri buddhisti
indiani. Questa raccolta comprende oltre 200 volumi, che trattano tutti
i soggetti di studio religioso e filosofico buddhista, oltre che di
medicina e astrologia.
(Terra pura)
Nel buddhismo (Mahayana), un ambiente purificato creato
dalla forza della compassione e della saggezza di un buddha o
bodhisattva, dove gli esseri senzienti possono aspirare a rinascere per
completare il sentiero dell'illuminazione in circostanze più favorevoli.
Il termine (tradizione della terra pura) fa riferimento ad alcune scuole
buddhiste (fondate originariamente in Cina e in Giappone) che
privilegiano quasi esclusivamente le pratiche dirette alla rinascita in
una terra pura.
(Tradizione Theravada)
La forma di buddhismo meridionale diffusa in Sri
Lanka, Thailandia, Birmania, Cambogia, Indonesia e Vietman. (Vedi:
Hinayana; Mahayana).
(Trasformazione del pensiero)
La trasformazione del pensiero, traduzione
del termine tibetano (lo-jong), si riferisce a una categoria di
insegnamenti e di pratiche che hanno lo scopo fondamentale di potenziare
la propria compassione e il proprio impegno altruistico. Una delle
caratteristiche principali di questo insegnamento è la grande varietà di
istruzioni pratiche su come trasformare anche le situazioni più avverse
in condizioni favorevoli alla propria pratica spirituale. il (Lo-jong) è
associato al movimento (Kadam), sorto in Tibet intorno all'XI secolo
dell'era presente
(Tre Gioielli triratna)
Nel buddhismo, i tre gioielli del rifugio sono
Buddha, Dharma (la dottrina) e Sangha (la comunità spirituale). Insieme
sono considerati validi oggetti di rifugio per un sincero ricercatore di
liberazione spirituale. Fra questi tre, il vero rifugio è il Dharma;
infatti è soltanto attraverso la propria esperienza della verità che si
può raggiungere la liberazione. Il Buddha è il
maestro illuminato che con la sua competenza e la sua esperienza mostra
la via, mentre il Sangha, o comunità spirituale, fornisce la preziosa
amicizia spirituale nel cammino. Questi tre elementi vengono definiti
“gioielli” perchè sono considerati rari e preziosi. (Vedi: Buddhità;
Dharma; Sangha).
(Tre Kaya)
La dottrina dei tre (kaya) illustra l'interpretazione (Mahayana)
riguardo alla natura della perfetta illuminazione o buddhità. Il termine
sanscrito “(kaya” si traduce come “corpo” o “personificazione”. Il (dharmakaya)
o “Corpo di verità” Š l'espansione definitiva, cioè la realtà finale
dell'illuminazione del Buddha. E' la sfera inesprimibile da cui sorgono
spontaneamente tutti gli atti nobili di un essere illuminato o buddha.
Il (sambhogakaya) o “Corpo di perfetta pienezza di
risorse” è l'effettiva forma della mente illuminata presente nei campi
perfezionati dell'esistenza. Questa personificazione sottile degli
esseri illuminati può essere percepita soltanto da bodhisattva che
abbiano raggiunto un alto livello di evoluzione spirituale. Quindi, per
beneficare gli ordinari esseri senzienti come noi, i buddha devono
assumere personificazioni fisiche simili alla nostra. In altre parole,
devono emanare forme adatte alla nostra costituzione mentale e fisica.
Tali emanazioni sono definite (nirmanakaya), o “corpo di emanazione”. È
abbastanza evidente che si potrebbe tracciare un parallelo fra la
dottrina dei tre “kaya” e la dottrina cristiana della Trinità. Il “dharmakaya”
somiglia al Padre, il “sambhogakaya” allo Spirito Santo e il “nirmanakaya”
al Figlio. I paralleli diventano sempre più impressionanti quando si
esaminano le funzioni e la natura
del rapporto fra i tre “kaya”. Nel buddhismo “Vajrayana” il concetto dei
tre “kaya” trova applicazione più ampia. Ciascuno dei tre “kaya”
riguarda la purificazione di tre diversi stati: stato
di morte, stato intermedio e rinascita; così, la dottrina dei tre kaya
ha anche un valore fondamentale che riguarda tutti i fenomeni. (Vedi:
Buddhità; Illuminazione).
(Triratna Vedi: Tre Gioielli).
(Tulku)
Letteralmente significa “Corpo di emanazione” o “Nirmanakaya”.
Un tulku è un lama reincarnato: cioè una persona che è stata formalmente
riconosciuta come reincarnazione del suo predecessore. (Vedi: Rimpoce).
(Vacuità) La dottrina della vacuità o “sunyata” è un concetto filosofico
fondamentale del buddhismo (Mahayana), che trae le sue origini dai (Sutra
della
perfezione della saggezza) del canone buddhista (Mahayana). Vacuità si
riferisce all'assenza di esistenza intrinseca nelle persone o nei
fenomeni. Si deve ricordare sempre che la vacuità non è uno stato
ontologico, perchè è anch'essa priva di esistenza intrinseca. (Nagarjuna)
fu il primo a sviluppare la dottrina nella sua espressione più completa,
nel suo famoso (Mulamadhyamaka. Vedi: Anatman; Nagarjuna; Non sè).
(Vipasyana)
Letteralmente “particolare visione”, si riferisce a una
percezione estremamente penetrante che si ottiene abbinando l'analisi
sottile e la concentrazione univoca. (Vipasyana) e (samatha), o calmo
dimorare della mente, costituiscono il culmine della unificazione di
meditazione concentrativa e meditazione analitica. (Vedi: Samadhi; Calmo
dimorare della mente).
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Filosofia Buddista)
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