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ARTICOLI >> IL BUDDISMO >> Comportamento sociale
Sul piano del comportamento sociale, il Buddismo rifiuta il sistema
brahminico delle caste e riconosce l'uguaglianza formale di tutti gli
uomini ("formale" perché di fatto con la dottrina della
"non resistenza al male" esso disarma spiritualmente il popolo
di fronte agli sfruttatori). Ogni uomo ha uguali possibilità di salvezza
morale, poiché tutto dipende dalla sua volontà.
Il buddista ama non tanto il singolo, quanto il genere umano. Non si
difende dal male ricevuto, non si vendica, non condanna chi commette un
omicidio. Nel complesso il buddista ha un atteggiamento di indifferenza
per il male, rifiutando soltanto di non compierlo.
D'altra parte - dice il Buddismo - "chi ha sana la mente non compete
col mondo né lo condanna: la meditazione gli farà conoscere che nessuna
cosa è quaggiù durevole, salvo gli affanni del vivere".
Il buddista sostanzialmente è convinto che chi compie il male, vedendo
la non-reazione da parte di chi lo subisce, ad un certo punto si renderà
conto che è inutile continuare a compierlo.
Regole etiche di vita
I precetti fondamentali del Buddismo, per quanto riguarda le regole
etiche di vita (sila) sono divisi in tre gruppi: i cinque divieti, gli
otto comandamenti e le dieci condotte morali. In pratica si tratta degli
stessi comandamenti, cui ogni volta se ne aggiungono altri.
I cinque divieti sono:
-
non uccidere alcun essere vivente,
-
non prendere l'altrui proprietà,
-
non toccare la donna altrui,
-
non dire menzogne,
-
non bere bevande inebrianti.
Gli otto comandamenti includono i suddetti cinque divieti, cui se ne
aggiungono altri tre:
-
non mangiare cibo nei tempi non dovuti;
-
astieniti dal canto, dalla danza, dalla musica e da ogni spettacolo
indecente; non ornare la tua persona con ghirlande, profumi e unguenti;
-
non usare sedili alti e lussuosi.
Gli ultimi due precetti morali sono:
-
non adoperare letti grandi e confortevoli;
-
non commerciare cose d'oro e d'argento.
Naturalmente questi precetti diventano tanto più esigenti quanto più
uno cerca di purificarsi spiritualmente: il divieto di uccidere si estende
fino a tutti gli animali, nessuno escluso; l'acqua può essere bevuta solo
se filtrata; non si può usare l'aratro perché potrebbe ferire i vermi
della terra; la castità sessuale deve essere completa; la povertà deve
essere assoluta ecc.
È bene però precisare che per raggiungere la Liberazione, più che
una vita moralmente ineccepibile, la quale al massimo può dar luogo a un
buon karman, il buddista deve dedicarsi alla Meditazione, che comporta
un'energica disciplina ascetica (yoga), la cui esperienza in un certo
senso va al di là di ogni morale. L'io deve liberarsi dell'Illusione
circa la realtà del mondo e soprattutto circa la sua personalità, per
sprofondare nel "non-io", nel "non-essere".
Ciò tuttavia non ha impedito a molti monaci d'impegnarsi attivamente a
favore delle rivendicazioni democratiche e dell'indipendenza nazionale
(vedi p.es. in Vietnam al tempo della guerra contro gli USA).
Virtù morali
Quanto alle virtù morali che deve seguire il buddista, esse in
sostanza si riducono a quattro:
-
compassione (percepire dentro di sé la gioia e il dolore
dell'altro);
-
amorevolezza verso tutti gli esseri viventi;
-
letizia e considerazione del lato positivo delle cose;
-
imparzialità nel considerare la realtà
La condizione della donna
Durante la sua predicazione, il Buddha sostenne sempre una fondamentale
misoginia, al pari di tutti i filosofi dell'antichità.
La donna era vista come una fonte di tentazione del tutto incompatibile
con la vita ascetica; essa ovviamente non veniva condannata come persona,
ma piuttosto come potere di seduzione che porta a quell'attaccamento per
la vita che, attraverso le generazioni, perpetua la condizione di
"essere nel mondo" e vincola, di conseguenza, l'individuo al suo
dolore, alla sua cieca ignoranza, alla ruota delle rinascite.
Poiché l'amore e l'unione sessuale sono - secondo Buddha - le forme
più primordiali in cui si manifesta la sete di vita, il Buddismo classico
non poteva che negare alla donna la possibilità di giungere al Nirvana:
l'unica condizione, per una donna, era quella di estinguere in sé tutto
ciò che è femminile, cioè in sostanza sforzarsi di sviluppare un
pensiero maschile al fine di poter rinascere come "uomo".
Solo dopo molte discussioni e polemiche, il Buddha consentì ad
ammettere le donne fra i suoi discepoli, in comunità ovviamente separate,
soggette a regole analoghe e, in più, alla sorveglianza da parte
dell'abate della più vicina comunità monastica maschile, con l'obbligo
inoltre di obbedire ai monaci maschi di qualunque età.
A queste
condizioni era possibile anche per loro raggiungere il Nirvana.
Questa forma di maschilismo è venuta attenuandosi col tempo, fino al
punto che si è cominciato a produrre, sul piano artistico, delle figure
mitiche del Buddha con aspetti femminili.
Va detto tuttavia che il Buddismo non interviene negli aspetti della
quotidianità e neppure nelle vicende fondamentali della vita, come il
matrimonio e la nascita dei figli, i cui riti si basano sempre su usanze
locali.
Le regole di condotta previste dal Buddismo per la vita matrimoniale sono
essenziali, basate sostanzialmente sul buon senso e quindi praticabili da
chiunque.
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