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ARTICOLI >> IL BUDDISMO >> Successo della predicazione
Scoperta la vera via, Buddha, che intanto si è già circondato di vari
discepoli, comincia con loro a predicare il Dharma (legge, regola della
dottrina buddista) per tutta l'India, a partire da Benares e rivolgendosi
(diversamente dai brahmani) alla gente comune, usando i loro idiomi
locali. Si forma anche una comunità femminile.
Dopo circa 40 anni di pellegrinaggio e di insegnamento, egli morì,
avvelenato da cibi guasti, e fu cremato dai suoi discepoli secondo il rito
indiano (circa 480 a.C.).
Nel III a.C. il re Asoka, capo di una dinastia che lottava per
unificare sotto il suo dominio la maggior parte dell'India, si convertì
al Buddismo e contribuì alla sua diffusione, dentro e fuori dell'India,
facendone una religione di stato.
Il Buddismo infatti tornava comodo alla dinastia Maurya, originaria di una
bassa casta, la quale, dopo aver cacciato i conquistatori greco-macedoni
(324 a.C.), e portato a termine l'unificazione nazionale a prezzo di
terribili carneficine, aveva bisogno di ordine (e le comunità buddiste
erano strutturate con molta disciplina), nonché di un'ideologia nazionale
(e il buddismo non era in rapporto coi culti tribali locali, inoltre con
la sua dottrina della "non resistenza al male" poteva aiutare i
governanti a tenere il popolo sottomesso).
E così i missionari buddisti cominciarono a diffondere la Legge del
Buddha oltre i confini dell'India, soprattutto in Asia (Kashmir, Himalaya,
Birmania, Thailandia), in Africa (Egitto), ma anche lungo le sponde del
Mediterraneo (Siria, Egitto, Macedonia, Epiro).
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