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ARTICOLI >> IL BUDDISMO >> I rapporti tra Buddismo e Occidente
In Europa le prime notizie sugli usi e costumi degli indiani dell'India
e sulla religione buddista giunsero al tempo delle conquiste di Alessandro
Magno (326-323 a.C.), il quale era rimasto molto colpito dall'ascetismo
indù.
Più tardi il re indiano Asoka (III sec. a.C.) invierà dei monaci
missionari presso i greci stabilitisi nelle regioni confinanti con l'India
nord-occidentale. Si legge in uno dei suoi editti: "Non si deve
considerare con riverenza la propria religione, svalutando senza ragione
quella di un altro… poiché le religioni degli altri meritano tutte
riverenza per una ragione o per l'altra".
Tuttavia, il nome di Buddha viene citato per la prima volta solo da
Clemente di Alessandria (150-212 d.C.): questo, nonostante che la
tradizione cristiana attribuisca già all'apostolo Tommaso la diffusione
del vangelo in India.
Come fatto interessante va notato che la storia del Buddha venne ripresa e
adattata ad un contesto cristiano nel libro Vita bizantina di Baarlam e
Ioasaf, di contenuto edificante e di controversa datazione (VIII-IX sec.).
Il santo Ioasaf non è altri che il Buddha sotto mentite spoglie. L'opera
ebbe grande successo e diffusione in Europa, tanto da far accogliere il
protagonista nel numero dei santi della cristianità. Il periodo d'oro dei contatti tra Oriente e Occidente si realizza, pur
in mezzo a terribili crociate, nel XIII sec.: dal francescano Giovanni da
Pian del Carpine, che scrisse una Storia dei Mongoli, trattando con molto
rispetto i buddisti, a Guglielmo di Rubruck, inviato da re di Francia,
sino al famoso Marco Polo, inviato da Venezia, che nel Milione esprime la
sua ammirazione per la figura del Buddha..
Alla fine del '400, quando gli europei scoprirono la via del mare per
andare in Asia, il dialogo si trasformò subito in conquista. Navigatori,
commercianti, soldati e missionari portoghesi, spagnoli, francesi e
inglesi avevano ben altro da fare che interessarsi del Buddismo. Tra i
missionari cristiani interessatisi allo studio delle lingue orientali per
comprendere i Canoni, si possono ricordare Francesco Saverio per il
Giappone, Matteo Ricci per la Cina, Roberto de Nobili per l'India e
Ippolito Desideri per il Tibet.
Bisogna comunque aspettare il 1735 prima di avere, a Parigi, una
pregevole Descrizione dell'Impero della Cina e della Tartaria cinese, ad
opera di P.G.B. du Halde, il quale si serve delle memorie di 27
missionari.
Ma un vero interesse per le lingue orientali e quindi anche per i testi
delle religioni asiatiche matura solo nel XIX sec., allorché E. Burnouf
scrisse l'Introduzione alla storia del Buddhismo indiano.
Da allora la conoscenza del Buddismo si è progressivamente
approfondita e precisata.
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