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ARTICOLI >> IL BUDDISMO >> Rinascita del Buddismo
Il risveglio del Buddismo risale a poco più di un secolo fa ed è
dovuto, paradossalmente, all'interesse che alcuni studiosi occidentale
cominciarono a mostrare per i suoi testi sacri e i suoi monumenti.
Nel 1875 viene fondata a New York un'importante Società teosofica. In
Europa il Buddismo costituisce motivo di grande interesse da parte del
filosofo tedesco A. Schopenhauer; nel 1879 E. Arnold, col libro The Light
of Asia, ne divulga fortemente la conoscenza, tanto che all'inizio del
secolo XX viene fondata la Buddhist Society of England.
Poi furono gli stessi asiatici a intraprendere una serie di iniziative
per far rifiorire questa dottrina. Sul finire del secolo scorso in India
viene fondata la Mahabodhi- Society e, subito dopo, organizzazioni simili
appaiono in Giappone, Thailandia e Sri Lanka. Il loro scopo è quello di
rinnovare il Buddismo, intensificando l'attività missionaria, purificando
la pratica religiosa e studiando scientificamente i Canoni.
A partire dal 1930 i movimenti di riforma si fanno più decisi.
L'appoggio ufficiale dei governi che stanno ottenendo l'indipendenza dal
dominio coloniale e l'interesse di studiosi europei permettono un grande
rilancio a livello internazionale. Inizia una fase di incontri ad alto
livello tra i migliori esponenti del Buddismo.
Verso la fine degli anni '40, U Nu, primo ministro birmano, elabora e
cerca di propagandare il suo "Buddismo sociale", secondo cui non
avrebbe mai potuto esserci il benessere nel suo paese fino a quando non si
fosse espropriata la terra ai latifondisti. In particolare, egli sosteneva
ch'era impossibile cercare il Nirvana quando si è schiavi delle ricchezze
o, al contrario, quando si è angosciati dalla lotta per la sopravvivenza.
Per alcuni paesi (Sri Lanka e poi Vietnam, Laos, Cambogia…), il
marxismo appariva come lo strumento più idoneo anche per sostenere la
battaglia anticoloniale.
Nel dicembre 1947 il Congresso pan-singalese invita i buddisti a
organizzare un Congresso Internazionale: cosa che si fa nel 1950, sempre
in Sri Lanka. Nasce così la World Federation of Buddhist, con sede a
Banglok, che stabilisce un programma in tre punti: costituzione di un
fronte unitario, diffusione degli scritti del Buddha, espansione
missionaria anche fuori dell'Asia.
Lo sforzo attuale del Buddismo, relativamente all'ultimo punto, è
quello di diffondere lo spirito di fratellanza universale e di
non-violenza, ovvero quello di collaborare a iniziative umanitarie per
combattere il fanatismo e la guerra.
Nel 1975 è stata fondata a Parigi l'Unione Buddista Europea, che tiene
ogni anno un'assemblea generale, di volta in volta in una diversa sede
europea, per discutere i differenti aspetti della presenza del Buddismo in
Europa, orientale e occidentale.
In Italia
In Italia esistono almeno 60 centri buddisti, in gran parte nelle
regioni settentrionali (solo due al sud).
Tutte le grandi scuole tradizionali sono presenti: in particolare
quella Theravada (Sri Lanka e Sudest asiatico), quella Zen (Giappone) e
quella tibetana.
Di questi centri, 28 fanno capo all'Unione Buddista Italiana, nata nel
1985 (dei quali 16 sono di scuola tibetana), che è stata riconosciuta
dallo Stato come "ente morale avente fini di culto", e che
attende di poter firmare un'Intesa vera e propria. L'UBI non è
interessata a un insegnamento del Buddismo nella scuola statale, ma chiede
di partecipare alla ripartizione dell'8 per mille del gettito Irpef.
In tutto i buddisti italiani sono circa 60.000 (di cui 44.000 cinesi e
cingalesi immigrati e rifugiati; 16.000 di varie nazionalità, inclusa
quella italiana); la presenza femminile, di ceto medio-alto, con interessi
nei campi dell'ecologia e della non-violenza, è preponderante: 70%.
I monaci buddisti sono una decina di stranieri e una quarantina di
italiani, prevalentemente seguaci della tradizione Zen. I monasteri sono
tre.
Escludendo qualsiasi intento di proselitismo, i buddisti italiani si
dedicano prevalentemente al volontariato, ad attività socialmente utili,
al dialogo interreligioso e interculturale.
Le riviste più importanti sono: Paramita, Siddhi, Sati, Zen, Merigar,
che tirano nel complesso più di 7.000 copie.
In Europa e negli Stati Uniti
In Europa i buddisti sarebbero 1,5 milioni, di cui 600.000 in Francia
(400.000 rifugiati dal sudest asiatico: Vietnam, Laos e Cambogia, 50.000
di origine cinese, 150.000 francesi. Poi vi sono 300 gruppi di preghiera,
90 Istituti di formazione e 19 centri di meditazione).
In Gran Bretagna i buddisti provengono prevalentemente da Birmania, Sri
Lanka e Thailandia.
Negli USA, contando anche l'immigrazione asiatica, si arriva a 5-10
milioni di fedeli, di cui almeno 300.000 euro-buddisti, cioè convertiti
provenienti da tradizioni giudaico-cristiane.
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