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ARTICOLI >> IL BUDDISMO >> Due scuole fondamentali
Intorno al I sec. d.C., il Buddismo si divide in due tendenze
fondamentali, ognuna delle quali, a sua volta, si suddivide in una
trentina di correnti:
HINAYANA o "piccolo veicolo" (stretta via della salvezza),
che richiede una rigorosa osservanza delle otto vie. I seguaci di questa
corrente ritengono che solo i monaci possono raggiungere il Nirvana. Non
considerano Buddha un dio, ma solo un maestro di perfezione morale. Si
dedicano alla predicazione, allo studio dei testi canonici, alla
venerazione dei luoghi legati alla vita di Buddha, ecc. Questa corrente
nega recisamente l'esistenza dell'atman (l'io individuale), ammessa invece
dal Brahmanesimo, e ritiene inutili i riti, le devozioni, i simboli e i
sentimenti religiosi. Essa si è diffusa soprattutto in Birmania,
Thailandia, Laos, Cambogia e soprattutto Sri Lanka.
MAHAYANA o "grande veicolo" (larga via della salvezza), che
permette la salvezza anche al laico, in forme meno rigide. La scuola
Mahayana, che peraltro sostituì la lingua Pali, usata dal Piccolo
Veicolo, con il Sanscrito, costituisce lo sviluppo del Buddismo in senso
filosofico, mistico e gnostico. Essa riconosce un gran numero di
divinità, fra le quali annovera lo stesso Buddha. Anzi, Siddartha Gotama
non sarebbe che uno dei buddha: ne esisterebbero altre centinaia (sovrani
del paradiso, del futuro, del mondo ecc.) . Concezione, questa, che
permetterà al Buddismo di assimilare facilmente altre religioni.
Oltre ai buddha vi sono i santi, cioè coloro che, pur avendo
acquistato il diritto d'immergersi nel Nirvana, hanno deciso di restare
ancora un po' di tempo sulla terra per salvare gli uomini. I mahayanisti,
a differenza degli hinayanisti, credono anche negli spiriti maligni e in
altri esseri soprannaturali, nonché nella differenza tra paradiso e
inferno, e negano l'esistenza dei dharma come entità a se stanti.
Nel paradiso si trovano le anime dei giusti (anche laici) che devono
incarnarsi ancora una volta sulla terra prima di raggiungere il Nirvana.
Questa corrente, che praticamente non ha nulla del Buddismo originario
(che, nonostante tutto, era rimasto un movimento elitario), si è diffusa
tra il II e il X sec. nell'Asia centrale, nel Tibet, in Cina, Vietnam,
Corea e Giappone, Mongolia e Nepal (per qualche tempo anche in Birmania,
Indonesia e India settentrionale).
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