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ARTICOLI >> REINCARNAZIONE

Molte culture di tutto il mondo hanno sostenuto e
sostengono da molto tempo, il concetto della Reincarnazione. Una
recente inchiesta di Gallup ha rivelato che uno su quattro statunitensi
crede nella Reincarnazione.
Reincarnazione significa, letteralmente "ritornare nella carne".
Geoffrey Parrinder, autore e studioso delle religioni mondiali,
definisce la Reincarnazione come "la credenza che l'anima si
trasferisca, dopo la morte, ad un altro corpo". La Reincarnazione ha
un aspetto molto importante nelle religioni orientali dell'Induismo ed
il Buddismo. Molte religioni hanno distinte visioni sulla
Reincarnazione.
Questo è un riassunto generale dei principi basilari. La maggioranza
sostiene una visione panteista di Dio. Il panteismo viene dal greco pan
che significa "tutto" ed il concetto di teismo che significa "Dio".
Nel panteismo, Dio è una forza impersonale formata da tutte le cose;
l'universo è Dio e Dio è l'universo. Tutti gli esseri creati sono
un'estensione o emanazione di Dio.
Le cose viventi possiedono un corpo fisico ed un'entità
immateriale chiamata anima, forza vitale o Jiva.
Morendo, la
forza vitale si separa dal corpo ed assume una nuova forma fisica. La
legge del karma determina che forma assumerà l'individuo. Questa
legge insegna che i pensieri, le parole e le azioni di una persona hanno una
conseguenza etica, e determina la sua fortuna in esistenze future. Il
Nostro stato presente è il risultato di azioni ed intenzioni realizzate in
una vita anteriore. La quantità di karma, buono o cattivo, che abbiamo
commesso nella nostra vita presente, determinerà se la forma dell'esistenza
futura sarà superiore o inferiore a quella appena passata.
Un'anima passerà da una a milioni reincarnazioni,
sia evolvendo verso una forma superiore o verso una forma inferiore di
vita per pagare il debito con il karma. Questo ciclo di Reincarnazione si
chiama "la legge di Sansara". Con il tempo, l'anima
pagherà il suo debito con il karma brutto e si libererà del ciclo
della Reincarnazione, e potrà unirsi a Dio. Questa liberazione del
ciclo di Reincarnazione si chiama Moksha.
Si considera che l'anima
è prigioniera in un corpo, e deve essere liberata al fine di riunirsi in
unità con il Divino.
Ogni scuola di pensiero varia nel suo insegnamento in
relazione a come uno riesce a raggiungere la liberazione finale del ciclo
della Reincarnazione. La maggioranza concorda che la forma umana può
riuscire a trovare l'unità con il divino. La liberazione della cattività
del corpo può essere raggiunta attraverso diversi mezzi. Alcuni scuole
insegnano che, mediante l'illuminazione l'uomo arriva alla conoscenza, alla
meditazione e alla canalizzazione. Altre scuole
insegnano che la liberazione avviene attraverso la fede e il servizio ad
una divinità o ad una manifestazione specifica dalla cosa divina. A cambiamento,
la divinità l'aiuterà nella sua ricerca del Moksha. Altre scuole insegnano
che una persona può riuscire a raggiungere la liberazione attraverso la disciplina
e le buone opere.
Gran parte dell'insegnamento sulla Reincarnazione in
Occidente è adattata degli insegnamenti delle religioni Orientali.
Esistono evidenti avvenimenti che dimostrino che la Reincarnazione è vera
e li esamineremo di seguito.
Uno dei principali studiosi della Reincarnazione, il Dr. Ian
Stevenson, rettore della facoltà di psichiatria dell'università della
Virginia, crede che ci sia un'evidenza convincente a
beneficio della Reincarnazione.
Gli studi hanno portato a tre punti chiave:
-
regressione ipnotica,
-
déjà vu,
-
xenoglossia.
La regressione ipnotica.
I sostenitori della Reincarnazione citano esempi di persone che danno
descrizioni vivide e precise di individui, posti ed eventi che la persona
non avrebbe potuto conoscere prima. C'è oggi un piccolo ramo della
psicologia che pratica la terapia di vite passate, la credenza che i
problemi presenti di una persona sono i risultati di problemi di una vita
anteriore.
Tuttavia, la precisione dei dati, ottenuti dell'ipnosi,
continua ad essere altamente discutibile. In primo luogo, si sa che alcune
persone hanno mentito anche sotto ipnosi. In secondo luogo, la memoria umana è
soggetta a distorsioni di ogni tipo. Terzo, sotto ipnosi la percezione di
un paziente altera la fantasia e la realtà si dilegua.
Il Dr. Kenneth Bowers, psicologo dell'Università di Waterloo, ed
il Dr. Jan Dywane, di McMaster University, dicono: "...sebbene
l'ipnosi aumenta la memoria, aumentano anche la possibilità che
l'individuo possa commette errori". Nel suo
studio, gli individui ipnotizzati ricordarono il doppio di articoli letti
dai membri di un gruppo di controllo non ipnotizzati, ma commisero anche tre
volte la quantità di errori"
Altri studi hanno dimostrato che, sotto ipnosi, i
pazienti sono influenzati facilmente dalle domande.
Nel processo dell'ipnosi, è chiesto al paziente di abbandonare il
controllo della sua coscienza ed il suo corpo.
Hans Holzer dice: "In generale, le donne sono più facili da
ipnotizzare che degli uomini. Ma ci sono eccezioni, nonostante tra le
donne, che possono avere difficoltà di abbandonare il controllo del loro
corpo e della personalità, esistono certi casi in cui le donne sono a gran
lunga più idonee a tale scopo".
In questo stato, le memorie possono essere alterate dagli indizi
dell'ipnotizzatore. Per queste ragioni, in molti tribunali non viene
considerato attendibile la testimonianza resa sotto ipnosi perché è ritenuta
non affidabile.
Anche la memoria di vite passate può attribuirsi
all'influenza della cultura. Le culture fortemente intrise della dottrina
della Reincarnazione creano un ambiente idoneo alla memoria di vite
passate. I paesi dell'India, Sri Lanka, Myanmar, ex Birmania, ed Asia
occidentale hanno una quantità molto alta di casi. Molti affermano di avere
memoria di vite passate. Se la Reincarnazione è vera, la memoria di vite
passate dovrebbe essere predominante in tutte le culture, e non
principalmente in una sola regione.
Il déjà vu.
Con tale espressione si indica il fenomeno per cui un soggetto ha la
sensazione di aver già vissuto un certo evento, di essere già stato in un
certo luogo, di aver già conosciuto una certa persona, pur essendo
certo, a livello razionale, di non essersi mai trovato in una tale
situazione. Secondo alcuni il déjà-vu sarebbe una evidenza diretta della
Reincarnazione. In altre parole noi avremmo già vissuto in una vita
precedente la stessa esperienza che stiamo vivendo in un dato momento. Tuttavia, gli
studiosi danno spiegazioni alternative. Al nostro inconscio, spesso
riferiamo un evento presente con uno passato che la mente cosciente non
ricorda. Dato che i due eventi sono simili, spesso li fondiamo nella
nostra mente, e quando questo accade abbiamo l'impressione di averla sperimentata
prima. Altri studiosi hanno dimostrato che a volte, i dati che
entrano dall'occhio si soffermano un micro secondo prima di procedere verso
il cervello. Questo porta a pensare che qualcosa visto di recente
possa essere gia vissuto precedentemente, magari in un altra vita.
Xenoglossia.
La Xenoglossia è la capacità repentina di parlare una
lingua che uno non ha imparato mai. Coloro che credono nella
Reincarnazione attribuiscono questa dote grazie ad una vita passata. Tuttavia, la
Criptomnesia può spiegare benissimo questo. Nella
Criptomnesia, una persona dimentica informazione che ha imparato
anteriormente e la ricorda posteriormente, senza sapere la sua origine. È
possibile che uno possa ascoltare termini stranieri attraverso i mezzi o
da bambino, e li ricordi davanti ad un'indicazione.
Confrontiamo ora i diversi punti tra la resurrezione e la
Reincarnazione:
In sintesi, questi sono le differenze:
-
la Reincarnazione insegna che la migrazione dell'anima
avviene durante molte vite,
-
nella resurrezione accade una volta sola.
-
la
Reincarnazione insegna che abitiamo molti corpi differenti
-
la
resurrezione insegna che abitiamo un solo corpo nella terra ed un corpo
immortale glorificato nel cielo che assomiglia al nostro corpo terreno.
-
la Reincarnazione insegna che siamo in un progresso
evoluzionista verso l'unione con Dio
-
la Resurrezione insegna che arriviamo immediatamente al
nostro stato ultimo dopo essere morto.
Abbiamo visto che il concetto di Reincarnazione era
diffuso, in varie forme ed attribuzioni, già presso i popoli primitivi, come
tra le popolazioni agricole del Sudan, dove ritengono che i morti si
reincarnino in membri del proprio gruppo etnico. Erodoto accennò
vagamente alle credenze nella Reincarnazione presso gli antichi Egizi.
I movimenti orfici sottolinearono il valore della Reincarnazione come
mezzo di espiazione dell'anima, decaduta ed imprigionata nel corpo, per
riacquistare la purezza originaria e la perfezione dell'esistenza divina
immateriale.
Alla teoria orfica si richiamarono alcuni filosofi tra cui
Empedocle, Pitagora e soprattutto Platone, che la
utilizzò per dimostrare l'immortalità dell'anima.
Anche nella letteratura
greca ci sono riferimenti all'idea della Reincarnazione, specie con
Pindaro che, nel frammento 133, riferisce come Persefone,
avuta soddisfazione dai Titani uccisori di suo figlio Dioniso-Zagreo,
fece ritornare sulla terra le anime di uomini destinati a diventare re,
eroi o grandi saggi.
In India i primi accenni alla Reincarnazione, sconosciuta nei Veda,
sono nella letteratura brahmanica, dove si parla della necessità di
compiere sacrifici per evitare il dolore della rinascita. Nelle Upanisad
si afferma che la rinascita ed il destino di ogni essere umano di pendono
dal karman, cioè dal frutto delle sue azioni nella vita precedente.
Il problema della liberazione dell'anima dalla catena infinita delle
successive esistenze è fondamentale nelle religioni indiane. Il Buddismo
indica nella non conoscenza e nel non desiderio la via della salvezza che
conduce al Nirvana.
In tempi più recenti soprattutto i cultori della teosofia e dello
spiritismo hanno riproposto le antiche dottrine della Reincarnazione come
ritorno periodico delle anime sulla terra.
La chiesa cattolica, sulla base
della dottrina tomista, secondo cui ogni anima ha un rapporto esclusivo
con il proprio corpo, ha condannato ogni forma di credenza nella
Reincarnazione. Essa rappresenta un fenomeno che sta sempre più attirando
l'interesse dell'occidente.
Al contempo vi risulta sempre più diffusa la credenza nella "causalità",
con conseguente abbandono della "casualità", il che comporta l'adozione
graduale del concetto karmatico, dal termine "Karma", di cui
è ormai sufficientemente noto il significato, ma che è comunque
preferibile chiarire. Karma deriva da "Karman", che in sanscrito significa
"atto". Secondo il pensiero religioso indù, buddista e jaina, esso
rappresenta l'insieme delle azioni, buone e cattive, compiute
dall'individuo nel corso della sua esistenza. Ciascuna azione produce un
frutto (phala), o conseguenza, che costringe lo spirito (åtman), ad
emigrare di esistenza in esistenza, fino all'estinzione del Karma stesso.
Tale trasmigrazione di corpo fisico in corpo fisico, viene da noi definita
"Reincarnazione".
Essa implica che, alla morte del corpo, lo spirito
(immortale) si separa, se ne distacca, per poi rientrare in un altro
corpo, dopo un certo tempo.
La Reincarnazione comporta la possibilità di
rinascita in corpi fisici di natura prevalentemente umana.
Ben diversa caratteristica riveste invece la
"metempsicosi", fulcro delle dottrine teosofiche, che ammette il passaggio
dello spirito di corpo in corpo, intendendo per corpo l'intera natura,
ovvero minerali, vegetali, animali e uomo.
Si tratta di una credenza antichissima, tipica dell'Egitto faraonico,
dell'India, dell'Orfismo (Pitagora, Empedocle), purificata
da Platone
per collegamento alla teoria delle idee e dei rapporti tra corpo
corruttibile e verità eterne.
La chiesa Gnostica la fece propria,
aggiungendo al tradizionale significato morale ed espiatorio quello
conoscitivo. Indubbia la validità di questa dottrina ma, restando nel
tema, si può affermare che la nostra cultura, le nostre religioni, gli
stessi dogmi che le caratterizzano, sembrano negare in assoluto la
possibilità che l'uomo possa essere soggetto alla ruota morte e rinascita.
Eppure è una caratteristica dell'intera natura. Non c'è vegetale che non
si rigeneri da un seme, macerato dapprima nel grembo della terra, per poi
rinascere e dare origine ad una nuova pianta.
Non c'è animale che sfugga allo stesso ciclo, così come non c'è bruco che
non rinasca farfalla.
L'essere umano non può costituire un'eccezione a
tale comune, perfetta regola naturale. La riconosciuta levatura degli
innumerevoli personaggi che si sono occupati di questo tema nel corso dei
secoli, può perlomeno giustificare l'interesse, lo studio e la discussione
dell’argomento. Un ricco e sapiente volume, edito nel 1961 da Joseph Head
e S.L. Cranston, elenca innumerevoli citazioni di grandi personalità sul
tema della Reincarnazione. Significative quelle comprese nella sua
prefazione, tra cui "Se l'immortalità non fosse una cosa vera, poco
importerebbe della verità di tutto il resto", nonché un discorso
significativo e di chiara logica che si ritiene opportuno riportare
integralmente: "Vivere è considerato all'unanimità un viaggio lungo una
strada impervia. E una strada impervia che porta in nessun posto, vale la
pena di un viaggio? Un mero vivere: che fatica senza senso; ed un mero
vivere doloroso: che assurdo! Allora non esiste nulla in cui sperare,
nulla da attendere e nulla da fare, salvo che aspettare il proprio turno
di salire il patibolo e dire addio a questo colossale sbaglio: il mondo
è pieno di rumore per nulla. Pensateci, pensateci anche un solo momento.
Proclamate agli uomini che la "Morte" è la sola immortale, e non
sarà facile consolarli dello spreco di tanto coraggio, di tanta
sopportazione, di tanta fede, di tanto affetto, di tanta dolcezza gettati
nel vuoto, se rievocano i cuori fedeli, i volti amici, le intelligenze
vigorose per sempre scomparsi. Al di là di tutto questo incombe forse quel
pensiero che la morte sembra proclamare, il pensiero della frustrazione e
di una fondamentale inanità nel cuore delle cose, la radice stessa della
disperazione del pessimista. Rassicurateli invece che non è così, e la
scena cambia.
L'orizzonte si schiarisce, la porta si schiude a possibilità insospettate,
le cose cominciano ad includersi in un disegno comprensibile. Se voi non
trovate qui, fra uomini che pensano, anche se riluttanti ad ammettere il
convincimento che nasce dal loro meditare il perno della situazione
umana, la domanda tesa a quella risposta intorno a cui tutto volge, non so
dove andare a cercare. Immortalità è un termine che garantisce la
stabilità, il permanere di quella qualità unica e preziosa che noi
scopriamo nell'anima, qualità che, una volta perduta, toglie ogni valore
ad ogni cosa al mondo." All'autore, W. Macneile Dixon, nel corso
della conferenza in cui nel lontano 1936 aveva tenuto il discorso
succitato, fu chiesto: "Quale tipo di immortalità potremmo concepire?"
La
risposta fu: "Fra tutte le dottrine di una vita futura, la palingenesi o
rinascita, dalla quale scaturisce l'idea di preesistenza, è di gran lunga
la più antica e la più diffusa, l'unico sistema cui la filosofia può dare
ragionevolmente ascolto".
Diviene arduo a questo punto sforzarsi di continuare a considerare la
Reincarnazione come pura utopia sentimentale. Un professore universitario
piuttosto famoso, naturalista e pragmatico, si era dedicato a spiegare il
comportamento umano in termini di condizioni ambientali. Al termine del
ciclo di lezioni tenute su questo argomento, confessò la propria
confusione. Quanto gli sarebbe piaciuto credere in quello che aveva detto
ai suoi allievi. Ma non poteva scacciare il pensiero che ciascun uomo pare
nascere con qualcosa, che né l'eredità né l'ambiente possono spiegare:
come il fatto che tra i figli d'una stessa famiglia esistano contrasti
caratteriali essenziali, che non possono che colpire, e che non hanno
spiegazioni etiche od ereditarie. Platonici, e soprattutto neoplatonici,
si sforzarono di spiegare le differenze fra varie unicità, arrivando a
fondere i tre termini eredità, ambiente ed anima, una fusione adatta ad
esprimere ogni cosa. Qui la filosofia della preesistenza, coinvolgente
ulteriormente successive rinascite della medesima individualità
essenziale, si fa particolarmente stimolante.
Lo studio del buddismo
Zen porta a significati vitali, validi per ogni studioso di
psicoanalisi. Conduce infatti l'uomo a trovare una risposta al problema
della sua esistenza, una risposta fondamentalmente identica a quella
reperibile nella tradizione giudaico cristiana, pur tuttavia non in
contraddizione con razionalità, realismo ed indipendenza, che sono le
eredità preziose conseguite dall'uomo moderno. Paradossalmente parrebbe
proprio che la religiosità orientale si riveli più congeniale al pensiero
occidentale della stessa religiosità occidentale.
Abbiamo già visto come
diversi possano essere i termini usati nel tempo per definire il fenomeno:
rinascita, trasmigrazione, Reincarnazione, palingenesi e metempsicosi.
Pur sottilmente differenziandosi tra loro, assumendo ciascuno un
significato distinto, definiscono sempre la stessa cosa, l'identico
principio. Opportuna la citazione di quanto sostenuto da Ian Stevenson,
che nel 1959, trattando "La prova della sopravvivenza da insistiti
ricordi di precedenti incarnazioni", sosteneva: "L'autore
di una rassegna di questo genere ha il privilegio, e forse l'obbligo, di
dire come ne interpreti personalmente i dati. Pertanto affermo che
l'ipotesi per me più plausibile a spiegare i casi esaminati sia la
Reincarnazione Questo non significa certo che io li ritenga prove della
Reincarnazione. Non lo sono affatto. Ma se esamino altre ipotesi, scopro
obiezioni o carenze tali da rendermele inadatte a spiegare tutti i casi
esaminati, anche se sono utili per alcuni. La serie di prove considerate non garantisce alcuna definitiva
conclusione sulla Reincarnazione; tuttavia giustifica uno studio di questa
ipotesi molto più esteso ed aperto di quanto non sia avvenuto finora in
occidente. Ulteriori ricerche nel campo dei ricordi apparenti di
incarnazioni anteriori varranno molto probabilmente a consolidare la
Reincarnazione come la spiegazione più plausibile di queste esperienze.
Per questa via giungeremo forse ad ottenere prove più convincenti di una
sopravvivenza degli uomini alla morte fisica. Nelle comunicazioni
cosiddette medianiche, il problema sta nel provare che una persona
palesemente morta continui a vivere. Nel valutare i ricordi apparenti di
precedenti incarnazioni, il problema consiste nel giudicare se una persona
palesemente viva, un tempo morì.
Questo può rivelarsi il compito più
facile e, se perseguito con sufficiente zelo e con risultati attendibili,
può contribuire decisamente a chiarire il problema della sopravvivenza".
Al riguardo occorre valutare attentamente alcuni pensieri trasmessi da
Sant'Agostino, probabilmente il più celebre fra i cosiddetti Dottori
della Chiesa: "Il messaggio di Platone, il più puro, il più luminoso di
tutta la filosofia, ha finalmente dissipato le tenebre dell'errore, ed ora
traspare soprattutto attraverso Plotino, platonico tanto simile al suo
maestro da far credere che abbiano vissuto l'uno insieme all'altro, o
meglio, dato che così lungo periodo di tempo li separa, che Platone sia
rinato nella persona di Plotino" (Da Contra Academicos).
Ed ancora: "Dimmi, o Signore, dimmi se la mia infanzia successe ad altra
mia età morta prima di essa. Forse era quella l'età che io trascorsi nel
grembo di mia madre ... e prima ancora di quella vita, o Dio, mia gioia,
fui io, forse, in qualche luogo, od in qualche corpo? Non ho nessuno che
possa narrarmi di questo, né padre, né madre, né esperienza d'altri, né la
mia memoria". (Da Le confessioni).
Inoltre, ecco ancora la citazione di un
brano significativo, tratto da un'epistola indirizzata da Sant'Agostino a
Demetriade, su cui vale davvero la pena di riflettere a fondo.
Vi si sostiene: "Fin dai tempi antichi, la dottrina della trasmigrazione è
oggetto di insegnamenti segreti ad esigui gruppi di persone, in quanto
Verità tradizionale da non divulgarsi".
Purtroppo il V Concilio Ecumenico, manovrato dall'imperatore Giustiniano e contro la volontà dello
stesso papa Vigilio (553 d.C.), ha decretato, oltre a ben quindici diversi
anatemi antiorigeniani, la totale esclusione dalla dottrina
cristiana del concetto di preesistenza dell'anima e quindi, naturalmente,
della Reincarnazione.
Al suo posto venne invece introdotto un nuovo dogma, quello riguardante la
resurrezione della carne, tuttora valido ed ipersfruttato, a dispetto di
ogni logica considerazione del suo principio, che è qui sinteticamente
enunciato:
"Il giorno del giudizio, al suono delle trombe celesti, ogni
uomo resuscita dalle proprie ceneri, riacquistando le sue originali
sembianze, le sue caratteristiche psicofisiche, per un tempo senza fine".
Non occorre ricorrere a speculazioni filosofiche per respingere tale
ipotesi, estremamente superficiale ed poco teologica, essendo sufficiente
il buon senso. Ci sarebbe da credere che il risorto abbandoni ogni vizio o
difetto adottando esclusivamente virtù, senza peraltro mutare la propria
personalità. Per quanto riguarda il corpo e le caratteristiche fisiche,
pur trascurando bellezza o bruttezza che possono essere considerate
semplici opinioni, indubbiamente certi difetti somatici, quali gibbosità o
simili, sono caratteristiche fisiche dell'individuo.
Rimarrebbero forse
per sempre?
Non resta che sperare in un corpo fisico risorto in copia riveduta e
corretta rispetto alle originali sembianze mortali. Oppure auspicare che
ogni tipo di difetto sia escluso dai parametri dell’individuo ricostruito.
Lo stesso sesso può dare adito a perplessità ben pertinenti. Sarebbe un
destino ben misero davvero, poiché tali caratteristiche condizionano, e
quindi limitano, anche il più comune essere umano, in quanto ragionante.
Un destino antitetico alla naturale tendenza al miglioramento, alla
conoscenza, già in questo mondo, e quindi ancor più in un regno celeste
che non conosca fine. Infine risulta proibitivo pensare ad una connivenza
psicofisica in un ritrovato Paradiso Terrestre dell'uomo primordiale delle
caverne con l'uomo moderno ed ancor più con quello del futuro.
Che dire del fatto che solo recentemente la Chiesa ha abrogato il suo veto
alla cremazione, la più antica e civile delle sepolture adottate
dall'uomo, per secoli punita con la scomunica poiché implicante la totale
distruzione del corpo fisico. Forse che l'Essere Perfetto ed Onnipotente
incontrerebbe umane difficoltà nel ricomporre integralmente un corpo
incenerito. Sempre ammesso e non concesso che costituisca Verità la
cosiddetta resurrezione della carne. Rimediare oggi sarebbe, per la Chiesa
di Roma, un colpo micidiale a quel Potere temporale cui pare proprio non
intenda rinunciare, un potere basato prevalentemente sul "ricatto",
imponendo l'alternativa "o credi in me o ti attende la pena eterna
dell'Inferno".
Opportuno ripetere quanto tale atteggiamento sia in netta
contraddizione con la Spiritualità, su cui peraltro la Chiesa insiste a
vantare diritti esclusivi di rappresentanza, nonostante le recenti ma
troppo diplomatiche proclamazioni ecumeniche. Se fosse soltanto prudenza,
che dire dei secoli di ritardo con cui il Vaticano ha recentemente deciso
di annullare un assurdo decreto di scomunica, graziando il povero
Galileo Galilei per le sue incaute tesi sul sistema solare. Viene da
pensare che Dante Alighieri non sarebbe certo sfuggito al rogo, se
non avesse celato per gli intelletti sani la dottrina che s'asconde sotto
il velame de li versi strani.
Questo perché la sua Commedia non evidenzia
certo quanto il suo autore pensava e sapeva (chi sa davvero leggere tra i
suoi versi non ha dubbi al riguardo) sulle tre dimensioni, trasformate nei
tre pseudo regni dell'oltretomba.
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